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PERIODO DI DECADIMENTO
e il cardinale Sforza Pallavicino (1607-1667). Il Sarpi, frate servita, fu d'ingegno versatile e poderoso, teologo, filosofo e scienziato dottissimo: in molti scritti difese strenuamente i diritti della Repubblica di Venezia sua patria contro la Curia romana, e per poco il suo coraggio non gli costò la vita: una volta assalito da sicari riportò gravi ferite, per il quale misfatto il popolo e il senato veneziano dimostrarono grande dolore e sdegno. La sua Storia del Concilio Tridentino non è sempre esatta e imparziale, ma « novità di vedute, forza di raziocinio, calma costante nell'esame de' fatti, sono i pregi che spiccano maggiormente nell' insieme dell'opera, mirabile in p$ri tempo per l'armonia delle parti col tutto, e una certa facilità di dettato, non dirò elegante, ma semplice, limpido, efficace, avvivato di continuo da frizzi, da sali e da vivacità che vi imprimono una fisonomia tutta propria ». 24 La Istoria del Concilio di Trento, che Sforza Pallavicino per incarico della Curia romana oppose a quella del Sarpi, rileva e corregge parecchi errori di questo, ma troppo palesa l'intendimento polemico, e, nonostante la gran copia di documenti di cui l'autore potò valersi, riesce assai incompiuta: la forma n'è molto studiata e adorna.
Arrigo Caterino Davila (1576-1631), di Piove di Sacco nel Padovano, che fu educato e militò da giovane in Francia, narrò la Istoria delle guerre civili dì Francia, la guerra religiosa dalla morte di Enrico II alla pace del 1598, con fedeltà e chiarezza. Il cardinale Guido Bentivoglio ferrarese (1579-1644), esperto e sagace diplomatico della Corte romana, oltre molte lettere familiari e politiche, le Relazioni delle sue Nunziature e le Memorie (scritture tutte importanti e pregevoli), scrisse la Storia della guerra di Fiandra. In Fiandra era stato parecchi anni nunzio pontifìcio, e spesso si vale di notizie ivi raccolte; ma di quella nobile lotta, onde i Paesi Bassi scossero il giogo della dominazione spagnuola, non ci dà un concetto chiaro e adeguato e forse per prudenza di consumato politico molte cose sfiora e dissimula: lo stile dell'opera è manierato e frondoso. Grandissimo studio pose nello scrivere il gesuita Daniello Bartoli di Ferrara (1608-1685), autore di scritti vari e di una voluminosa Storia della Compagnia di Gesù; nella quale storia, priva di critica in vero e di pochissimo valore quanto alla sostanza, potè il Bartoli, raccontando quanto i suoi confratelli avevano operato nelle missioni, sfoggiare in descrizioni e narrazioni vivaci