IL SEICENTO 157
l'Orlando Furioso, nel fervore delle dispute intorno al primato fra, questo e la Gerusalemme Liberata, fu egli indotto a tanta severità ed asprezza nelle Considerazioni che scrisse intorno al poema del Tasso, acute senza dubbio e spesso giuste, ma anche molto acri. Ci restano pure di Galileo due Lezioni intorno alla figura, sito e grandezza dell' Inferno di Dante Alighieri e alcune Postille e correzioni all'Orlando Furioso. 22
7. Galileo formò una scuola, che si segnala non solo per avere usato del metodo sperimentale, procurando nuove importanti conquiste alla scienza, ma anche per avere seguito l'insigne esempio da lui dato di una prosa scientifica limpida ed elegante. Appartengono a questa scuola Benedetto Castelli, Bonaventura Cavalieri, Evangelista Torricelli, Vincenzo Viviani, il Redi già ricordato, Lorenzo Magalotti e più altri. Il Magalotti, nato a Roma di famiglia fiorentina il 1637 e morto in Firenze il 1712, scrisse opere svariatissimo in prosa e in verso, fra le quali primeggiano i Saggi di naturali esperienze, reputati un vero modello di scrittura scientifica. Raccolse ivi e descrisse le esperienze fatte nell'Accademia del Cimento, di cui era segretario; Accademia questa che, adottando il metodo galileiano, aveva preso il suo nome da cimentare 6 mettere a prova, e aveva per motto il dantesco provando e riprovando: ne era stato promotore il Viviani.
Di Alessandro Marchetti (1632-1714), scolaro e successore del Borelli nella cattedra di matematiche a Pisa, è notissima e pregiata la traduzione in versi sciolti di una delle opere più insigni della letteratura latina, il poema De rerum natura di Lucrezio. Due dotti medici, pur seguaci del metodo sperimentale, Lorenzo Bellini di Firenze e Anton Francesco Bertini di Castel-fiorentino, si rammentano, nelle storie letterarie, il primo per la Bucchereide, poemetto giocoso di vario metro in lode dei buccheri, vasi d'una certa terra odorosa, e l'altro per la Giam-pagolaggine (se è proprio sua), briosa scrittura polemica e satirica contro un tal Giampaolo Lucardesi.
Non mancano d'importanza e di pregi varie opere storiche di questa età,23 le quali trattano generalmente di argomenti esterni o ecclesiastici; che, per mancare grandi avvenimenti nazionali e per il sospettoso dispotismo dei governi, quasi del tutto fu abbandonata la storia patria: principali le due storie che del concilio di Trento scrissero fra Paolo Sarpi (1552-1623)