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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   PERIODO DI DECADIMENTO
   molto affezionato, e finalmente nella sua villa d'Arcetri. A tanti dolori ineffabili, alle persecuzioni che non cessavano, s'aggiunse anche la perdita che Galileo fece nel 1634 della sua tenerissima e angelica figliuola Suor Maria Celeste (ci restano di lei belle e affettuose lettere), la quale aveva tanto patito durante il processo; ma tutto ciò non bastò a fiaccare il misero vecchio: animato da un amore eroico della verità e della scienza, ancora tornò indefesso ai suoi studi, fece ancora nuove scoperte, pose il fondamento della meccanica nei Dialoghi delle Nuove Scienze, dei quali egli faceva molto maggiore stima che d'ogni altra sua opera. Negli ultimi anni della vita divenne cieco, e fu travagliato da molti mali, ma indarno anche allora implorò la liberazione: solo gli fu concesso di trasferirsi in una sua casa a Firenze per curarsi; e così era invigilato e con tanta strettezza tenuto ohe, per potere andare nella settimana di Pasqua in una chiesetta vicinissima, gli fu necessario un permesso speciale dell'Inquisizione. Nel 1638 ad Arcetri, dove erasi di nuovo ritirato dopo un lungo soggiorno a Firenze, pare fosse visitato dal Milton: là valendosi dell'opera di due suoi cari discepoli, Vincenzo Viviani ed Evangelista Torricelli, attendeva sempre agli studi e alla corrispondenza scientifica. L'ultimo scritto scientifico che egli dettasse fu (1640) la lunga lettera sul canclor lunare, « per nessun titolo, dice il Favaro, inferiore ai più famosi scritti polemici della sua più fiorente virilità » ; una delle più lodate e celebri fra le lettere di argomento scientifico di lui, le quali voglionsi ricordare, oltre le maggiori opere, anche per i pregi letterari come eccellente esempio di stile epistolare e didascalico. L'8 gennaio 1642 finiva la vita travagliata e gloriosa di Galileo Galilei.
   A far di lui uno scrittore eccellente contribuì molto certamente l'amore che ebbe per la letteratura: « gustando in estremo la poesia, scrisse il Viviani nella biografìa del suo maestro, aveva a mente, tra gli altri autori latini, gran parte di Virgilio, Ovidio, Orazio e di Seneca; e tra i toscani quasi tutto il Petrarca, tutte le rime del Berni e poco meno che tutto il poema di Lodovico Ariosto che fu sempre il suo autore favorito » ; e « quando altri gli celebrava la chiarezza ed evidenza nelle opere sue, rispondeva con modestia, che se tal parte in quelle si trovava, la riconosceva totalmente dalle replicate letture di quel poema ». Onde forse specialmente da così grande affetto per