IL SEICENTO
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guìto da Giordano Bruno di Nola, che come eretico fu arso vivo a Roma in Campo dei fiori il 17 febbraio del 1600; da Tommaso ^Campanella di Stilo (autore anche di poesie rudi, ma calde e vigorose), più volte processato dall'Inquisizione e imprigionato, e da altri filosofi novatori. Ma la via vera, per la quale la scienza doveva fare così rapidi e grandi progressi, fu trovata dal Galilei: questi, prima di Bacone e di Cartesio, determinò il metodo che si chiama sperimentale; e (a differenza di Bacone, che non riuscì a fare una sola scoperta, ed affermò anche e sostenne errori grossolani) l'applicò con risultati stupendi: «osservava e divinava, e ciò egli doveva al suo genio; ma egli provava e riprovava con la esperienza le sue divinazioni, e ciò egli doveva a quel metodo che, da lui iniziato, rinnovò poi tutte quante le scienze naturali ». 19
Galileo Galilei20 nacque di famiglia fiorentina in Pisa il 15 febbraio del 1564 da Vincenzo, uomo d'ingegno e di coltura non comune, valentissimo musicista, e da Giulia degli Ammannati. Di diciassette anni entrava nell'Università pisana per attendervi agli studi di medicina, cui il padre volle avviarlo; ma, fin d'allora, venne subito in uggia agl'insegnanti, poiché mostrò di non piegarsi dinanzi all'autorità di Aristotele o di Platone o di San Tommaso, ma volere nelle cose naturali osservare e studiare direttamente i fatti e i fenomeni. E di tal nuovo indirizzo scientifico diede subito uno splendido saggio, scoprendo, dal-l'osservare, secondo si narra, le oscillazioni d'una lampada nel Duomo di Pisa, la legge dell'isocronismo del pendolo. Lasciati gli studi di medicina e tornato in Firenze, si applicò tutto alle matematiche, acquistando fama con nuove scoperte ed importanti osservazioni; onde potè ottenere, giovane di venticinque anni, la cattedra di matematica nell'Università di Pisa, con uno stipendio però assai misero. L'esiguità dell'assegno e l'inimicizia di parecchi colleghi, che, accesi vie più d'invidia e di stizza per la fama sempre maggiore che Galileo si acquistava, sapeano sfruttare ogni occasione per metterlo in mala vista del granduca, fecer sì che egli cercasse una cattedra altrove. L'ebbe nel 1592, non senza l'aiuto di autorevoli amici e protettori, nello Studio di Padova, dove rimase, grandemente onorato e applaudito, sino al 1610, compiendo nuove scoperte e invenzioni; fra le quali levò grandissimo rumore, ed ebbe importanza somma, quella del telescopio. Erasi sparsa la voce che un fiammingo