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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL SEICENTO
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   cere vi finì la vita dopo alcuni mesi di prigionia nel 1646. Ebbe gusto men fino, ma talvolta più calore e forza del Chiabrera: Orazio fu il suo esemplare. L'incostanza, la volubilità onde fu dominata tutta la sua vita si riflette anche nelle rime; ove pensieri e sentimenti discordi e opposti son però a volta a volta significati in generale con sincerità.
   Francesco Redi di Arezzo (1626-1698), valente medico e naturalista, fu anche elegante scrittore in prosa e in verso, e compose in lode dei vini toscani un celebre ditirambo, il Bacco in Toscana; dove unisce, alterna, intreccia vari metri con grande padronanza di lingua e di verso e con molta efficacia.15 Le canzoni per l'assedio e la liberazione di Vienna e i sonetti all'Italia diedero un tempo gran fama a Vincenzo Da Filicaia fiorentino (1642-1707). Alessandro Guidi di Pavia (1650-1712) si ricorda per una innovazione introdotta nella metrica: per aver costituito le canzoni di strofe libere, formate cioè di endecasillabi e settenari variamente disposti e con vario intreccio di rime in ciascuna strofa. Benedetto Menzini di Firenze (1646-1704) appartiene alla scuola del Chiabrera e del Testi, ma, più che come lirico, è noto come poeta satirico, aspro e virulento: e nella satira, per tacere d'alcuni altri, mostrò, pur tra molti difetti di stile, animo gagliardo e generoso un celebre pittore, Salvator Rosa (1615-1673).
   5. Il prevalere della commedia dell'arte10 fece quasi porre in abbandono le commedie regolari. Su la fine del sec. XVI varie pregevoli ne scrisse in prosa uno scienziato napoletano, Giambattista Della Porta (1535-1615). Assai più per ricchezza di lingua che per il valore drammatico, veramente molto scarso, sono notevoli la Fiera e la Tancia, tutt'e due in versi, di Michelangelo Buonarroti il giovane (1568-1646). La prima, divisa in cinque giornate, ciascuna di cinque atti, può dirsi non una, ma cinque commedie fra loro collegate, nelle quali l'autore volle rappresentare i vari accidenti che possono succedere in una gran fiera, con un infinito numero di personaggi; e insieme con i personaggi reali (Infelice bizzarria!) una quantità di figure allegoriche. La Tancia, d'argomento rusticano, e quasi tutta in ojttava rima, si ricongiunge per il genere e il metro alla Nencia da Barberino di Lorenzo de' Medici e alla Beca da Dicomano di Luigi Pulci. Alcuni, come il fiorentino Giacinto Andrea Cicognini, si diedero ad imitare il teatro spagnuolo. Degli autori