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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   PERIODO DI DECADIMENTO
   zione di Enrico Stefano, poiché di greco sapeva poco o nulla, il Chiabrera (cercando nascondere quel che derivava dal Ron-sard) volle mostrarsi seguace fedele nell'uso del mito, nel disegno e nella struttura 'della canzone-ode, negli ardimenti e nei voli, nello stile, nelle immagini, nelle sentenze; e la sua imitazione riuscì faticosa e pedantesca. Tuttavia nelle sue canzoni si trovano non di rado pregi di elocuzione, di stile, di verseggiatura, e alcune hanno tratti assai belli. Ma il flore della lirica del Chiabrera è nella poesia detta Anacreontica, nei brevi componimenti leggieri e festevoli, sebbene anche in questi sia imitatore dei poeti francesi e dei classici. Alcune delle Canzonette amorose, anche se un po' manierate e non senza qualche sdolcinatezza, sono agili e graziose; pieni di garbo e di brio alcuni degli Scherzi bacchici delle Vendemmie di Parnaso. Alla svariata leggiadria metrica delle poesie che cantano il vino e gli amori, oltre gli esempì francesi e anche della lirica nostra dei secoli precedenti, assai conferì lo sviluppo della musica nell'età del Chiabrera; il quale scriveva che le sue canzonette «vogliono la gentil compagnia della musica », e in servizio di questa seppe mirabilmente adattare e in tanti modi armoniosi variare i suoi metri. Il Chiabrera intese a modificare e arricchire la metrica, e fu innovatore appassionato e industrioso. Fra i tanti esperimenti metrici si provò anche a foggiare la strofe alcaica, l'asole-piadea (dei sistemi secondo, terzo e quarto) e la giambica dell'epodo Oraziano in modo nuovo (seguito poi dal Carducci nelle Odi barbare con arte più sicura e con ben altra potenza d'ingegno poetico), cioè con varie combinazioni di versi italiani, tenendo sempre a fondamento l'accento grammaticale. Con le liriche migliori del Chiabrera sono da porre alcuni dei Poemetti, narrativi o didascalici e descrittivi, di argomento sacro e profano, in endecasillabi sciolti o rimati liberamente, e i Sermoni, che compose fra il 1624 (o poco prima) e il 1638 in cui morì, dunque fra i settantadue e gli ottantasei anni, ma con mente lucida e serena, con gusto reso sempre più corretto e fine dall'amore costante e dallo studio continuo dell'arte. 14
   Fra i seguaci del Chiabrera si segnala Fulvio Testi. Nato a Ferrara nel 1593, ambizioso, irrequieto, vissuto tra '1 fasto delle corti e i maneggi politici, onorato da Carlo Emanuele di Savoia, adoperato in uffici importanti da Francesco I duca di Modena, ne suscitò poi i sospetti e lo sdegno, e rinchiuso in car-