IL SEICENTO
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meglio mi è stato possibile»: infatti la semitico favola degli amori di Venere e Adone allunga, attingendo da molte fonti, 3 e a forza di episodi, descrizioni e digressioni, ad un poema di venti canti e di circa quarantacinquemila endecasillabi!
Sensualità e ingegnosità sono le principali caratteristiche del Marino e dei suoi seguaci: specialmente in alcune liriche giovanili egli è il poeta della voluttà. 11 Marino, dice il De Sanctis, « fu l'ingegno del secolo, il secolo stesso nella maggior forza e chiarezza della sua espressione. Aveva immaginazione copiosa e veloce, molta facilità di concezione, orecchio musicale, ricchezza inesauribile di modi e di forme, nessuna profondità e serietà di concetto e di sentimento, nessuna fede in un contenuto qualsiasi ». 4
Molti poemi eroici furono scritti in questa età così poco atta a tal genere di poesia; la più parte fredde, scolorite, servili imitazioni della Gerusalemme Liberata. Gabriello Chiabrera, assai meglio che in altri poemi, riuscì nell'Erminia, poemetto in isciolti: riprese quella gentile figura dal Tasso, ma seppe con sentimento d'arte conservarle la sua malinconica grazia. Francesco Bracciolini pistoiese, poeta di facile vena, compose la Croce racquistata, che, tra i poemi del Seicento, sebbene anche al Bracciolini manchi vera ispirazione, si suole ricordare insieme col Conquisto di Granata di Gerolamo Graziani di Pergola. 5 3. A parodiare e satireggiare l'epopea del Seicento sorse il poema eroicomico, « del quale, còme osserva il Casini, si potrebbero rintracciare i germi nella letteratura greca e anche nella nostra del trecento e del cinquecento, ma che, nella forma sua più determinata e perfetta, fu veramente una creazione di Alessandro Tassoni»; onde questi a ragione si diceva «inventore d'una nuova sorta di poema ». Il Tassoni nacque a Modena nel 1565: recatosi a Roma nel 1597 entrò al servizio del cardinale Ascanio Colonna, col quale visitò la Spagna: dimorò poi a Eoma, occupandosi molto negli studi. Quando Carlo Emanuele, di cui s'era acquistato il favore, ruppe guerra alla Spagna, comparvero le due famose Filippiche contro gli Spagnuoli, che furono credute, e pare veramente sieno, del Tassoni; sebbene questi poi le attribuisse ad altri, affermando « di non aver mai composto in tal materia altra scrittura che la Risposta al Soccino genovese, che aveva scritto contro il signor Duca di Savoia in assai villana maniera ». c Più tardi egli fu a Torino primo