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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   PERIODO DI DECADIMENTO
   preparano un vero rinnovamento; e mentre Ludovico Antonio Muratori ed altri eruditi ingegnano a ricercare ed accertare i fatti storici, Giambattista Vico si eleva alla più alta considerazione di questi, indagandone le remote óxuse e le leggi.
   2. Sebbene in ogni secolo, ed anche talvolta qua e là in scrittori eccellenti, si possano rintracciare segni di mal gusto e d'un'arte lambiccata o pomposa, questo vizioso modo di concepire e di esprimersi, appunto dall'età in cui prevalse, ebbe nome di secentismo: e consiste principalmente nella ricercatezza e turgidezza della forma che vuol celare il difetto e la vacuità del pensiero, nell' enfasi che pretende simulare il calore del sentimento, nelle sottigliezze dei concetti, nell'abuso delle metafore, delle antitesi e in genere del parlar figurato. Enfasi e sfarzo (ma anche pregi insigni) sono allora pur nelle arti; e nel viver civile signoreggiano l'affettazione, lo sfarzo, la falsità.
   Il più celebre fra gli scrittori secentisti è Giambattista Marino. 2 Nacque a Napoli nel 1569: la sua giovinezza fu dissipata e fortunosa. Le Rime, ch'egli pubblicò a Venezia nel 1602, gli diedero fama: Carlo Emanuele I lo fece cavaliere e suo segretario; ma a Torino ebbe a sostenere un'asprissima guerra con un genovese, Gaspare Murtola, pure segretario del duca e scrittore di versi; né fu guerra di penna soltanto, ché il Murtola, spinto dalla gelosia e dall'odio, gli sparò contro un colpo di pistola, ferendo altri invece di lui: il Marino generosamente impetrò la grazia del rivale condannato a morte. Ma poi, o per altrui calunnie o per propria imprudenza, incorso nell' ira del Duca, fu chiuso in prigione; e solo dopo più mesi per potenti intercessioni fu rimesso in libertà, e riacquistò il favore del Duca. Nel 1615 lasciò Torino per Parigi, dove fu accolto alla Corte con grande festa ed onore. Dopo otto anni tornò in Italia: a Roma ebbe magnifiche accoglienze, e nella sua città natale, dove era stato ricevuto come in trionfo, morì piamente, pentito dei suoi scritti lascivi, nel 1625. Il Marino fu autore fecondissimo : compose liriche (fra le quali ve ne sono di assai belle, segnatamente quando rappresenta i piaceri sensuali), idilli, poemetti ecc., e due poemi di ben diverso argomento in ottava rima: La strage degli innocenti e l'Adone, che è l'opera sua principale, ma fredda e vuota. Rispetto alla quale l'autore stesso diceva: «la favola è angusta ed incapace di varietà d'accidenti, ma io mi sono ingegnato d'arricchirla di azioni episodiche come