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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL, SECOLO XVI
   di Dante e del Petrarca, su i quali scrisse delle Lezioni, compose due dialoghi di argomento morale, spigliati e graziosi nella forma. In uno, intitolato La Circe, Ulisse parla con tutti i suoi compagni, trasformati in diversi animali da Circe, cercando di indurli a riprendere la forma umana che egli, per facoltà concessagli dalla maga, può render loro : tutti rifiutano, meno un elefante che, essendo stato prima un filosofo, conosce quanto l'uomo sia superiore a tutti gli altri animali. Nell'altro dialogo, I capricci del bottaio, si finge che un bottaio, per nome Giusto, tutte le mattine per dieci giorni conversi su argomenti morali e religiosi con l'anima sua, la quale rappresenta « il giudizio maturo della ragione esercitata al filosofare e illuminata dal vero ». 33 Sperone Speroni di Padova trattò in vari dialoghi argomenti morali e letterari. Anton Francesco Doni, fiorentino, ingegno dotto e bizzarro, scrisse molti libri, fra i quali i Marmi, dialoghi che finge tenuti fra alcuni fiorentini seduti a pigliar il fresco su i marmi o gradinate del Duomo di Firenze.
   Il più importante novelliere di questa età è Matteo Bandello, nato a Castellinovo nel Tortonese nel 1485; frate domenicano; dopo molte vicende trasferitosi con i Fregoso in Francia, dove passò gli ultimi venti anni, circa, della sua vita, fu vescovo di Agen dal 1550 al 1555, e morì attorno al 1561. Le novelle che il Bandello raccolse, per altrui diletto, ma senza alcuna pretensione di purezza di lingua e di stile, com'egli avverte, sono più di duecento; di svariati argomenti, spesso procaci, e di vario valore, notevole in alcune assai attraenti ed efficaci; non legate insieme da un racconto proemiale e con un disegno già stabilito (com'era uso su l'esempio del Boccaccio), ma ciascuna preceduta da una lettera dedicatoria, dove, con abbondanza di particolari curiosi e importanti, è detto da chi e in quale occasione sia stata narrata. Se non elle, come ha dimostrato il Di Francia, parte delle novelle l'autore deriva, non già, come vuol far credere, da racconti orali, ma da altri scrittori, «dai libri, nei quali si trova apparecchiata, non solo la materia greggia-, ma anche la forma»; e «quel lusso di testimonianze, discussioni e circostanze, che nelle dedicatorie sembrano così precise e inappellabili, è invece pura invenzione dello scrittore, sia per occultare i plagi, sia per giustificare in modo attraente e verosimile l'origine delle sue novelle ». In parecchie delle quali tuttavia, come certo in quelle che si riferiscono ad avvenimenti di cronaca con-