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IL, SECOLO XVI
intrecciò e svolse molte e svariate questioni su le arti, su la lingua, su le varie forme dei governi, su l'amor platonico ecc. « L'arte dialogica del Castiglione è veramente mirabile. Dei dialoghi letterari, i più soli dialoghi solo nell'apparenza e non sono altro che prediche, dove uno degli interlocutori mette in mostra tutta la sapienza dell'autore, mentre gli altri fanno da comparse. Nel Gortegiano tutti i personaggi prendono viva parte al dialogo; vi ha un vero scambio di opinioni, pronto, a botta e risposta: ogni interlocutore è rappresentato con un carattere determinato, e l'autore pone la sua opinione sulle labbra or di questo e or di quello ».38 II Gortegiano, pubblicato per la prima volta nel 1528, sebbene fosse composto molti anni prima, fu subito accolto con universale favore.
Fra gì' interlocutori di quel dialogo è anche Pietro Bembo, che vi ragiona dell'amore platonico; e bene è introdotto a discorrere di ciò l'autore degli Asolani, dialogo intorno all'amore appunto; così intitolato perché s'immagina tenuto ad Asolo, castello del Trevisano, fra gentildonne e gentiluomini della regina di Cipro, Caterina Cornaro: si conclude, per bocca del principale interlocutore, il vero amore doversi rivolgere a, Dio, di cui ogni bellezza terrena è debole riflesso.
Ben differenti dottrine professavano il Castiglione e il Bembo rispetto alla lingua: quegli pregia la letteratura del Trecento, ma vuole che la regola dello scrivere sia l'uso vivente e non solo di Toscana, ma anche di altre parti d'Italia: si adoperino pure parole anche non toscane, purché sieno espressive e armoniose; e si preferiscano alle toscane, quando sieno più simili alla forma latina: in somma, egli vuol che si scriva non la lingua «pura toscana antica», ma la lingua « italiana comune ». Il Bembo al contrario, il quale, come imitava il Petrarca nei versi, così teneva il Boccaccio per esemplare nella prosa, poneva la regola dello scrivere nel fiorentino usato da Dante, dal Petrarca, dal Boccaccio; prescriveva che si pigliassero a modello gli autori del Trecento, specialmente il Petrarca e il Boccaccio. Questa dottrina egli sostenne nel dialogo intitolato Prose della volgar lingua, ov'è difesa la lingua volgare e si danno norme per il retto uso di essa: il terzo libro contiene una succinta grammatica italiana, per quel tempo assai commendevole. Intorno alla questione della lingua italiana, questione che continua anche nei secoli successivi, e nel decimonono fu discussa con molto