I CINQUECENTISTI MINORI
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nostante il Celimi, con quel suo stile pieno di naturalezza e spontaneità, è vero ed efficacissimo scrittore. 20
Ricordiamo alcuni storici e politici fiorentini. 21 Iacopo Nardi (1476-1563), il quale propugnò davanti a Carlo V la causa dei fuorusciti contro il duca Alessandro, che era difeso dal Guicciardini, e mori in esilio, scrisse, con sincerità e temperanza di giudizi, le Istorie della città di Firenze (1494-1532) ed una bella vita di Antonio Giacomini. Autore di pregevoli opere politiche, Della repubblica de' Viniziani, Della repubblica fiorentina ecc., è Donato Giannotti : segretario della repubblica fiorentina, poi fuoruscito, combatté nella infelice battaglia di Montemurlo, dimorò parecchi anni a Venezia, e morì a Roma (1573). Filippo Nerli fece l'apologia dei Mediéi nei Commentari dei fatti civili occorsi dentro la città di Firenze (1215-1537). Bernardo Segni e Benedetto Varchi (1503-1565) furono prima nemici dei Medici, poi si accostarono a questi: il primo scrisse con imparzialità le Storie fiorentine dal 1527 al 1555: il secondo, letterato di molta riputazione e autore di svariate opere, per commissione del duca Cosimo compose una Storia fiorentina molto importante (va dal 1527 al 1538). Iacopo Pitti è autore, oltre che delle Istorie fiorentine, di un'arguta Apologia dei Cappucci, in forma di dialogo, a difesa del governo popolare e in biasimo del Guicciardini. Narra gli avvenimenti di - tutta l'Italia, nel periodo del governo in Firenze di Cosimo I, l'Istoria de' suoi tempi di Giovan Battista Adriani. Si estendono all' intera Toscana dai tempi più antichi sino al 1574 le Storie fiorentine di Scipione Ammirato di Lecce; il quale, stabilitosi in Firenze, ebbe da Cosimo I l'incarico di scrivere quell'opera, notevole per la critica diligente e per la ricchezza delle notizie. Pier Francesco Giambullari scrisse con cura ed eloquenza una Storia d'Europa dall'887 al 947.22 Vincenzo Borghini, erudito e filologo, trattò con dottrina e con eleganza delle antichità di Firenze e di Toscana.
A Venezia (oltre che hanno grandissimo pregio storico le Relazioni dei suoi ambasciatori) Marin Sanudo (1466-1535), dalla Repubblica adoperato in vari uffici e inalzato alla dignità senatoria, scrisse le Vite dei dogi, una narrazione della venuta di Carlo Vili in Italia e, massimamente importanti, i Diari. I quali, schietti e coloriti nella loro veste dialettale, sono un'immensa cronaca dei fatti di Venezia dal 1498 al 1535, in relazione con