Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana ', Giovanni Antonio Venturi

   

Pagina (137/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (137/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   30
   IL, SECOLO XVI
   tragici greci. Sperone Speroni di Padova nella sua tragedia la Ganace prese a soggetto una favola mitologica. L'Orazia di Pietro Aretino (1492-1556), clie seguì ili essa il racconto di Tito Livio (il punto culminante del dramma è la disperazione di Celia per la morte del Curiazio suo sposo, onde la collera del fratello Orazio, che la uccide), a giudizio del Gaspary, «è la tragedia più. importante del secolo e l'opera più perfetta di Pietro, come egli stesso riconobbe (Leti. IV, 69), ed è anche l'unico dei suoi lavori che si sappia essere stato da lui limato e migliorato con cura (Leti. IV, 248 seg.) ». Rammentammo già il Tor-rismondo del Tasso, né importerà ora citare altre tragedie di Lodovico Dolce, di Luigi Groto d'Adria, ecc. : in complesso il teatro tragico del Cinquecento è di ben poco valore.
   Sorti molto migliori ebbe la commedia, sebbene anch' essa manchi in generale di originalità, e imiti più o meno strettamente Plauto e Terenzio : si scrissero commedie e in versi e in prosa. A suo luogo toccammo di quelle dell'Ariosto e del Machiavelli (la Mandragola è superiore di gran lunga ad ogni altra): il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena compose, imitando i Menaechmi di Plauto, con naturalézza e vivacità di dialogo la Calandrici, (così detta da Calandro, lo sciocco e beffato protagonista), che la prima volta fu rappresentata splendidamente alla corte d'Urbino nel 1513. Cinque commedie piene di brio e di forza comica, che ritraggono la depravazione dei tempi col più crudo realismo, scrisse Pietro Aretino, il quale abbiamo ora nominato per V Orazia; poligrafo, polemista, satirico sbrigliato e veemente, cui la dissolutezza dei costumi, la venalità, la maldicenza hanno procurato una celebrità infame, ma che non fu peggiore di tanti altri di quell'età, ed ebbe pur qualche tratto buono e generoso; figura curiosa e caratteristica di quel secolo pieno di corruzione e d'ingegno.13 Lorenzino de' Medici, l'uccisore del duca Alessandro, scrisse VAridosia (alla quale dà il titolo il vecchio avaro Aridosio, così « chiamato per esser più arido che la pomice ») imitando VAulularìa ed altre commedie antiche ma assai liberamente: l'azione è spedita, il dialogo spigliato e vivo ; e specialmente notevole è la rappresentazione e la satira che l'autore fa di certi aspetti della vita del suo tempo.13 Giordano Bruno, che altrove ricorderemo ancora, compose in gioventù il Candelaio, dove, osserva il Gaspary, « su gli scherzi grossolani e in parte indecenti aleggia un'aria di. melanconia, la