I CINQUECENTISTI MINORI
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forme poetiche trattò la lirica, in parte seguendo le solite maniere del tempo, ma spesso riuscendo schietto e originale. Buon lirico fu anche Galeazzo Di Tarsia barone di Belmonte, calabrese. Lo storico napoletano Angelo Di Costanzo ha alcune poesie semplici e affettuose per la morte di un figliuolo, ma non di rado mostra gli artifìci e il cattivo gusto della scuola del Tebaldèo; e gonfio e ampolloso è nella più parte delle sue rime Berardino Rota, pure napoletano, fuori che in quelle ove piange la moglie estinta con dolore sincero: compose anche lodate egloghe. Molte donne scrissero versi. La più celebre poetessa è Vittoria Colonna (1492-1547): dall'ammirazione per il marito, il famoso generale Ferdinando d'Avalos marchese di Pescara, morto nel 1525, alla cui memoria rimase costantemente fedele, e dal sentimento religioso soz'o ispirate le sue poesie. Ebbe relazione con i più illustri letterati del tempo; con Bernardino Ochi.no di Siena e con altrj che miravano ad una riforma della chiesa: fu ammirata, venerata da Michelangelo. Gaspara Stampa, nata a Padova di famiglia milanese nel 1523, morta a trent'anni, sfogò in versi con sincera passione il suo infelice amore per Collaltino conte di Cobalto, signore di Treviso.4 Scrissero pure rime Veronica Gambara del Bresciano, la quale, rimasta vedova di Giberto signore di Correggio, resse il governo del suo piccolo stato con animo virile, ed altre parecchie. Un sonetto bellissimo che erompe proprio dal cuore angosciato, disperato, scrisse Barbara Torelli, quando le fu ucciso in Ferrara il marito Ercole Strozzi. 5
Claudio Tolomei senese ed altri rinnovarono più largamente il tentativo (già fatto, vedemmo, nel Quattrocento) di trasportare nella nostra poesia i metri latini: altre riforme e innovazioni metriche tentarono il Trissino, Luigi Alamanni, Bernardo Tasso. Baldassarre Olimpo di Sassoferrato va segnalato per l'imitazione talvolta felice della poesia popolare: caldo e appassionato è il suo Pianto d'Italia; e piuttosto che nei canti encomiastici dei letterati, la poesia politica più schietta e viva qualche volta si fa palese e si effonde nelle forme popolari, in versi rozzi ma sinceri ed efficaci. 6
Col sermone didattico-satirico in terza rima, scaturito dalla Divina Commedia e usato già nel Trecento e più nel Quattrocento, ha stretti rapporti la satira classica del sec. XVI ; 7 la quale da principio sermoneggia gravemente con Antonio Vin-