TORQUATO TASSO
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rato, confortato, appena sta meglio, desidera di tornare a Ferrara e ottiene dal duca di essere ripreso in corte (1578): ma non v'era ormai rimedio; egli non dovea più trovar pace e riposo, e poco dopo fugge di nuovo e va errando per varie città. A Torino, allogatosi presso Filippo d'Este, genero del duca di Savoia Emanuele Filiberto, sembra riacquisti un po' di tranquillità; ma è sempre attratto dalla Corte estense: fa nuove pratiche per tornarvi, e messosi subito in viaggio, giunge a Ferrara nel febbraio del 1579. Stava per arrivare Margherita Gonzaga, sposa del Duca: tutta la Corte era occupata per il ricevimento, per le feste: nessuno bada al povero Tasso, cui quest'accoglienza inasprisce ed esalta così che egli prorompe pubblicamente in lamenti e invettive contro la Corte e il Duca stesso. Questi allora ordinò che, come pazzo, fosse rinchiuso nell'ospedale di Sant'Anna. Sette tristissimi anni dove rimanervi l'infelice poeta: ora lo pigliavano cupe malinconie, allucinazioni, frenesie; ora trovava sfogo e conforto negli studi, e scriveva dialoghi, discorsi, rime: i suoi dolori furono anche accresciuti dal sapere stampata senza il suo consenso e scorrettamente la Gerusalemme, e dalle fiere dispute che tosto si accesero intorno al j. oerna. Nei primi di luglio del 1586 potè uscire dall'ospedale di Sant'Anna, e il principe Vincenzo Gonzaga, che si era adoperato per la sua liberazione, lo condusse a Mantova; dove il Tasso terminò una tragedia, già cominciata parecchi anni prima, il Torrismondo. Vagò poi per varie città, tormentato sempre dalle infermità dell'anima e del corpo e dall'avversa fortuna: passò parte a Napoli e parte a Roma gli ultimi anni della sua vita. Ospitato a Napoli dai frati di Monte Oli-veto, cominciò per debito di riconoscenza un poemetto di ottave Il Monte Oliveto (1588), del quale compiè solo il primo canto : più tardi compose un poema in versi sciolti, Il Mondo creato, e dal 1588 al 1593 attese a rifare La Gerusalemme Liberata, che pubblicò col titolo di Gerusalemme Conquistata. A Roma fu protetto e accarezzato dal cardinale Cintio Aldobrandino nipote di Clemente VIII, e questi gli decretò l'incoronazione in Campidoglio : ma poco se ne rallegrò il Tasso, stanco, infermo, insensibile ormai alle glorie mondane; né questo onore gli toccò, perché la cerimonia fu dovuta ritardare, ed intanto peggiorava la sua salute. Sentendosi aggravato volle esser condotto sul Gia-nicolo nel monastero di Sant'Onofrio, e di là scrisse ad Antonio