IL MACHIAVELLI E IL GUICCIARDINI
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opere di questa specie la più importante è una commedia, la Mandragola, 9 che è il capolavoro del teatro comico italiano del sec. XVI per l'originalità e per la fedeltà e la potenza con cui le condizioni di una società corrottissima sono in essa rappresentate. Sotto il nome del Machiavelli vanno anche altre commedie, la Clizia, la Commedia in versi, la Commedia in prosa e VAndria. Quest'ultima è una spigliata traduzione di una commedia di Terenzio : la Clizia imita la Casina di Plauto, ma l'azione è trasportata ai tempi dell'autore, con opportune modificazioni: la Commedia in versi, priva d'ogni pregio, non è del Machiavelli,10 cui j)ure erroneamente è stata attribuita la Commedia in prosa, che è del Lasca. Ci restano del Machiavelli anche alcune operette in versi: i due Decennali, specie di cronache in terzine; L'asino d'oro, poemetto in terzine imitato da un dialogo di Plutarco, rimasto incompiuto come il Decennale secondo; quattro capitoli ed alcune altre rime. Delle prose letterarie, che al Machiavelli sono attribuite, pare gli appartengano la Novella di Belfagor arcidiavolo e il Dialogo sulla lingua. 11 Nella novella è rifatto briosamente un racconto tradizionale, che è una scherzosa satira del matrimonio: nel dialogo sono combattute le dottrine di Dante intorno alla lingua; e vi sì conclude che la lingua letteraria ha il fondamento suo nella fiorentina, alla quale «come a vero fonte e fondamento» è necessario ricorrere. Importanti e bellissime per spontaneità e vivezza sono anche le lettere private del Machiavelli, ma ce ne restano assai poche. 12
4. L'altro grande politico e storico del secolo, Francesco Guicciardini, 13 nacque in Firenze il 6 marzo del 1483. Di ventitré anni insegnava istituzioni nello Studio fiorentino: nel 1511 fu eletto ambasciatore presso il re di Spagna. Dopo il ritorno in Firenze ebbe altri pubblici uffici; e nel 1516 da Leone X fu fatto governatore di Modena, quindi di Reggio, che egli difese dalle armi del Lescuns, in fine commissario generale dell'esercito pontifìcio. Morto Leone, il Guicciardini riuscì ad impedire al Lautrec d'impadronirsi di Parma; servì con zelo anche Adriano VI. Clemente VII lo elesse presidente del governo di Romagna, poi luogotenente generale delle truppe pontificie: dopo la resa di Firenze (1530) lo mandò a capo del governo di quella città, quindi alla legazione di Bologna, dove il Guicciardini rimase sino all'elezione di Paolo III (1534). Sempre amico
8 — Venturi, Moria della Letter. ital.