IL MACHIAVELLI E IL GUICCIARDINI
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testabile, acquista una tragica verità che ci riempie nello stesso tempo di stupore, di terrore e di ammirazione ». 5
Ma il Principe, come 1' ha raffigurato il Machiavelli, se dovrà essere virtuoso, cioè, come intende il Machiavelli, accorto, animoso ed energico, atto a servirsi di tutti quei mezzi, che valgano a stabilire e conservare un'ordinata convivenza civile, né rifuggirà, ove sia inevitabilmente necessario, di fronte a sudditi corrotti e rivali malvagi, dalla violenza e nemmeno dall'inganno e dalla frode; «sarà insieme morale (afferma Francesco Ercole), in quanto il potere acquisterà e manterrà e am-plierà non per vantaggio suo e dei suoi, ma della Patria comune », usandone « per restaurare l'ossequio alle leggi, per rinsaldare la religione, per rinvigorire i costumi, per risuscitare gli ordini militari, per rievocare negli animi, usi a servire, il senso della libertà civile, senza il quale la libertà politica è sempre anarchia o tirannide ». 6 Certamente il fine cui aspirava il Machiavelli era nobile ed alto; ed egli chiudeva il suo libro con quella magnanima esortazione al Principe di liberare l'Italia dai barbari, ov'è una eloquenza sublime,
I Discorsi, incominciati l'anno stesso (1513) in cui fu composto il Principe, e continuati negli anni successivi, ma rimasti incompiuti, sono un commentario alla prima deca della storia di Tito Livio; onde L'autore trae argomento ad una grande quantità di giuste osservizioni, di acuti confronti, di considerazioni profonde, con cui « viene iniziata e svolta la nuova scienza dello Stato ». 7 I Dialoghi dell'Arte della guerra svolgono i concetti, già accennati nei Discorsi, intorno alla formazione e all'uso delle milizie: si fingono tenuti l'anno 1516 negli Orti Oricellari, ed è principale interlocutore Fabrizio Colonna, tornato allora dalle guerre di Lombardia. La conclusione del libro, dove lo scrittore si mostra espertissimo di cose militari, è che quel principe, che primo introdurrà le milizie nazionali, diverrà signore d'Italia. Piuttosto', alle opere politiche che alle storiche appartiene la Vita di Gastruocio Castracani, poiché essa non è una biografia fedele alla storia, ma l'immagine ideale, in molta parte ritratta dalla vita di Agatocle narrata da Diodoro Siculo, di un uomo il quale, aiutato dalla fortuna, con energia e prudenza, con la forza e con l'astuzia, diviene principe e governa saggiamente il suo stato, ed è insieme esperto e valoroso capitano, che da sé stesso guida il suo esercito alla vittoria.