Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana ', Giovanni Antonio Venturi

   

Pagina (117/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (117/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   110
   IL, SECOLO XVI
   i Medici furono cacciati, e in Firenze fu ristabilito il governo com'era prima del 1512, il Machiavelli fu guardato con diffidenza e sospetto: rimase allora vacante l'ufficio di segretario dei Dieci, ed egli sperò di riaverlo, ma invano : di ciò si accorò molto, e forse questo dolore e le fatiche degli ultimi tempi contribuirono alla malattia, che in pochi giorni lo rapì dal mondo il 22 giugno 1527.
   2. Finché il Machiavelli fu cancelliere della repubblica, compose varie scrittifre, cui diedero occasione le legazioni e i vari uffici, come il Rapporto delle cose della Magna, rifatto poi con più studio della forma nei Ritratti delle cose della Magna, i Ritratti delle cose della Francia ecc. ; 2 ma dopo il ritorno dei Medici, quando fu costretto ad un ozio forzato, cominciò l'attività sua di scrittore, la quale si esplica in opere varie importantissime, politiche, storiche ed anche letterarie. 3
   Primeggiano fra le politiche il Principe e i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Nel Principe, 4 dedicato a Lorenzo duca d'Urbino, il Machiavelli disputa, come scriveva al Vettori, « che cosa è principato, di quale spezie sono, come e' si acquistano, come e'si mantengono, perché e'si perdono»: in altri termini, tratta del modo di fondare e far forte un principato. Su questo libro famoso vi sono state infinite dispute. Il Machiavelli, mirando ad uno scopo pratico, ad indurre cioè un principe a costituire in Italia uno stato forte e cacciare gli stranieri, e mirandovi con grande sincerità ed ardore, suggerisce quei mezzi e quelle arti che, per raggiungere tale intento, stimava adatti e necessari secondo la sua scienza politica, « imparata con una lunga esperienza delle cose moderne ed una continua lezione delle antiche » (l'esame cioè e la meditazione della storia), fondata su « la verità effettuale », su la realtà. « In tutta l'Europa, scrive il Villari, per opera dei sovrani, s'andavano allora, sulle rovine del Medio Evo, rapidamente costituendo gli Stati nazionali e moderni. I mezzi poco scrupolosi, spesso immorali, coi quali questa trasformazione seguiva, coi quali solamente poteva allora seguire, sono quelli appunto che il Principe. secondo il Machiavelli, deve adoperare.... E dalla grande somiglianza che passa tra la creazione del pensatore e la realtà dei fatti che seguono intorno a lui, l'una e l'altra quasi prodotto necessario, fatale d'una legge inesorabile, il personaggio che egli ci descrive, per quanto possa ai nostri giorni sembrar de-