Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana ', Giovanni Antonio Venturi

   

Pagina (116/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (116/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   IL MACHIAVELLI E IL GUICCIARDINI
   109
   rante il memorabile assedio del 1529-30, negli ultimi giorni della repubblica, Firenze fu eroicamente difesa da quella milizia clie il Machiavelli aveva consigliata ed istituita.
   Col ritorno dei Medici nel 1512 il Machiavelli perdette il proprio ufficio, e venne allontanato da Firenze, anzi, sotto l'accusa di aver preso parte a una congiura contro i Medici, fu imprigionato e torturato. Rimesso in libertà, si ritirò in una sua villetta presso San Casciano ; e la vita che vi condusse fra gli studi e gli stravizi, gli scoraggiamenti e le speranze, è ritratta con grande vivacità nel suo. importante carteggio con Francesco Vettori, ambasciatore fiorentino a Roma. Il Machiavelli si trovò allora con numerosa famiglia in angustie economiche, si trovò allora, così appassionato alla politica e così attivo, condannato all'inerzia, cercando invano un ufficio che gli desse occupazione e guadagno. A tale sventura deve egli però forse la sua gloria immortale, poiché, non potendo operare, si diede a scrivere: nel 1513 compose il Principe e cominciò i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Veniva talvolta a Firenze e frequentava gli Orti Oricellari, dove intorno a Cosimo Rucellai si raccoglieva un'eletta compagnia di giovani specialmente, fra i quali Za-nobi Buondelmonti, Luigi Alamanni, Iacopo Nardi e Filippo Nerli: ivi leggeva i Discorsi, che dedicò poi appunto al Buondelmonti ed al Rucellai, e i Dialoghi dell'arte della guerra. Procurava intento di acquistarsi il favore dei Medici, che cominciarono a valersi di lui in cose però di poca importanza; e nel 1520 ebbe dagli ufficiali dello Studio, di cui era capo il cardinale Giulio dèi Medici, la commissione di scrivere la storia di Firenze; la quale dedicò poi a Giulio dei Medici, divenuto papa col nome di Clemente VII. Nel 1525 andò a Roma per presentare a questo l'opera allora compiuta, ed in tale occasione cercò di persuaderlo esser necessario armare il popolo alla difesa della patria minacciata dagli stranieri; e con tanto calore espose e sostenne il suo disegno, che il papa lo mandò in Romagna a trattarne con Francesco Guicciardini, governatore di quella pro-vinci?,: ma il Guicciardini credette la cosa pericolosa e poco opportuna. Volse allora' il Machiavelli i suoi pensieri alla difesa di Firenze, e fu eletto cancelliere di un nuovo magistrato istituito per fortificare la città: fu anche mandato più volte al campo presso il Guicciardini luogotenente del papa nell'esercito della Lega contro Carlo V. Quando, dopo il Sacco di Roma,