LODOVICO ARIOSTO
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tano della rocca di Canossa; verso la fine dell'anno seguente entrò al servizio del cardinale Ippolito d'Este, figliuolo del duca Ercole. Il cardinale non lo risparmiò, ma molto si valse di lui, mandandolo qua e là a trattare di varie faccende: di poeta (diceva l'Ariosto) cavallar mi feo. Difficili e non senza pericoli furono le sue ambascerie presso Giulio II. E intanto scriveva commedie e attendeva all'Orlando Furioso. Nel 1513 andò a Roma ad ossequiare il papa Leone X, che da cardinale gli si era mostrato amico: fu accolto con benevolenza, ma, contrariamente alle sue speranze, non ne ebbe offerta alcuna. Di questo viaggio e delle fallite speranze discorre l'Ariosto, in una sua satira, lepido e dignitoso. Pure nel 1513, in un soggiorno a Firenze, s'innamorò di Alessandra Benucci, moglie di Tito Strozzi ferrarese; 5 la quale, rimasta vedova nel 1515, fu poi dall'Ariosto sposata segretamente. Nel 1516 usciva in luce a Ferrara l'Orlando, dedicato al cardinale Ippolito; ma la grande opera, ov'era celebrata la casa estense, non salvò l'Ariosto dal cadere in disgrazia del suo signore, poiché l'anno appresso, e per le condizioni della sua salute e per altre ragioni, si rifiutò di seguirlo in •Ungheria. Stretto dal bisogno stava per cercare servizio altrove, quando lo accolse in Corte tra. i suoi familiari il duca Alfonso (1518). Nel 1522 questi lo tolse agli studi poetici per mandarlo a governare la Garfagnana, ufficio che assai poco si confaceva all'indole, alle abitudini e ai. gusti dell'Ariosto ; il quale però dove accettarlo, e in quella riottosa provincia, in mezzo a gravi difficoltà, pur sentendosi un po' troppo mite, compiè ottimamente il suo dovere. Dopo tre anni, e dopo replicate istanze, ottenne di potersene tornare a Ferrara, di dove poscia si mosse poche volte: s'era fatto costruire una casetta, e là visse tranquillo e contento, e là riforbì e perfezionò il poema. Nel 1532 andò col duca a Mantova, dove presentò la nuova edizione dell'Orlando, allora finita di stampare, a Carlo V. Morì a Ferrara il 6 luglio 6 del 1533.
3. L'Ariosto fu, come sL è detto, anche buon poeta latino, tenendo specialmente a modello Tibullo e Catullo : e « lo studio e l'uso della poesia latina, osserva il Carducci, disciplinò e addestrò l'Ariosto, ridondante, prosaico e rozzo ne' primi tentativi di verso italiano, a. quella concinnità graziosa nel libero andamento, a quella eleganza nella copia, che manca ad altri poeti italiani pure insigni ed è virtù singolarissima sua ». 7