PERIODO DEI, RINASCIMENTO
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noi carcere, di dove usciva per salire il patibolo. Benedetto Ga-reth detto il Cariteo (1450-1514), nativo di Barcellona ina vissuto lungamente a Napoli alla corte aragonese, poeta fecondo e non povero d'ingegno, si compiacque di artifici, di ampollosità, di astruserie: e questa maniera seguirono Serafino Cimi-nelli dell'Aquila e altri. 27 Tra i prosatori soli da rammentare Francesco del Tuppo, Masuccio Salernitano e, di gran lunga superiore per bontà ed eleganza di elocuzione, il Sannazaro. Tommaso Guardati di Salerno, detto Masuccio Salernitano, è narratore non di rado efficace nel Novellino,28 certo la più ragguar-devole fra le raccolte di novelle del sec. XV, ma la lingua che egli usa (come quella di Francesco del Tuppo volgarizzatore di Esopo) abbonda di parole e forme e costrutti del dialetto napoletano; laddove purissima è l'elocuzione dell'Arcadia del Sannazaro nella edizione definitiva, molto corretta e limata, del 1504. Iacopo Sannazaro (1458-1530) fu introdotto dal Pontano nella corte di Napoli, e ai signori Aragonesi si mantenne fedele anche nell'avversa fortuna: quando Federigo perde il regno (1501), lo seguì in Francia, e ritornato in patria dopo la morte di lui (1504), sempre ne onorò la memoria: fu amato e lodato per la bontà e la nobiltà dell'animo. Scrisse in latino, con gran maestria, egloghe, elegie, epigrammi: lungamente lavorò intorno al poema De partu Virginis, ove l'argomento biblico male si adatta all'ampiezza e allo splendore dell'epopea eroica, ma la forma è elettissima. Fra gli scritti volgari (liriche ov'è imitato con arte il Petrarca, componimenti drammatici ecc.) primeggia VArcadia, racconto pastorale, così intitolato dal luogo ove n' è posta la scena, misto di prosa e' di versi. Il Sannazaro l'ha condotto in parte su l'esempio dell'Ameto del Boccaccio, il quale autore gli serve di modello anche per lo stile; ma molto ha derivato da Teocrito, da Virgilio, da Ovidio e da altri. L'Arcadia fu accolta con straordinaria ammirazione, ed ebbe gran voga in Italia e fuori. 29
La letteratura italiana nel sec. XV non va gloriosa dei sommi capolavori del secolo precedente, ma, non più propria di una sola regione, è rappresentata da scrittori di tutta l'Italia, e preiu nzia la ricca e varia e nazionale letteratura, che di tanto splendore rifulgerà nel Cinquecento.