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PERIODO DEI, RINASCIMENTO 94
Ferrarese fu Antonio Tebaldeo, maestro d'Isabella d'Este, segretario di Lucrezia Borgia, protetto da Leone X, autore di liriche, molte riboccanti di artifizi e bizzarrie alla maniera del Cariteo (cui accennerò più sotto), e di egloghe drammatiche. Fu al servizio della corte Estense Antonio Cammelli di Pistoia, continuatore vivace, in questo periodo, della poesia giocosa e satirica, autore anche di molti sonetti politici efficaci per l'asprezza e il vigore della satira.20 II pesarese Pandolfo Collenuccio, giureconsulto ed erudito, che ebbe pubblici uffici onorevoli, e fini tragicamente nelle carceri di Pesaro, fattovi uccidere da Giovanni Sforza signore di quella città, per Ercole d'Este tradusse in terzine VAnfitrione di Plauto; in Ferrara fece rappresentare una sua Comedia de Jacob et de Jose-pli, e compose un Compendio della storia del regno di Napoli. Più che per tutti gli altri suoi scritti in latino e in volgare, è noto per una vigorosa e originale Canzone alla morte. Niccolò Postumo signore di Correggio compose rime e rappresentazioni drammatiche, tra le quali la Favola di Cefalo, recitata a Ferrara nel 1487; uno di quei drammi profani modellati su la sacra rappresentazione, che seguirono ali 'Orfeo del Poliziano.
Giovanni Sabbadino degli Arienti bolognese scrisse, fra altre cose, alcune novelle (che dedicò ad Ercole d'Este), imitando nello stile il Boccaccio: sono intitolate Porretane, perché si fingono recitate ai bagni della Porretta. Gaspare Visconti milanese imitò il Petrarca; Bernardo Bellincioni, autore di molte rime e di alcune rappresentazioni drammatiche, nacque a Firenze, ma fu il poeta della corte di Ludovico il Moro; per incarico del quale Bernardino Corio milanese compilò con diligenza una storia di Milano. Questi ed altri gli scrittori dell'Italia settentrionale: passiamo nel mezzogiorno.
A Napoli sotto i principi Aragonesi molti scrissero in volgare (all'italiano, in cui abbondano spesso i latinismi, mescolando il dialetto), ora nei modi e nelle forme della poesia popolare, ora sul modello dei grandi Trecentisti. Pietro Iacopo de Jennaro in un prolisso e arido poema imitava la Divina Commedia, e nelle liriche il Petrarca, come altri rimatori del Mezzogiorno ; fra i quali Francesco Galeota, che però preferì ai metri petrarcheschi quelli popolari dello strambotto e della barzelletta. Difettoso e rozzo nella forma, ma sincero e originale è il breve canzoniere composto da Giannautonio Petrucci conte di Policastro