LE SCIENZE MORALI. 147
di forma. Gli studi ulteriori corressero in lui i difetti appresi nella seuola; c lo Drazioni c i versi, dettati seeondo l'esigenze del nuovo uffieio, parvero,, se non perfetti, gravidi almeno di conectti nuovi e profondi. Ma le discipline alle quali attende di preferenza sono quelle della filosofia, della filologia e del diritto.
Augusto Conti ha ridotto la dottrina di Vico a tre capi, corrispondenti allo svolgimento de'pensieri, contenuti ne'libri ch'egli ha dettati. Sta prima d'ogni altra L'opposizione al Cartesio, la quale si manifesta principalmente nell orazione « De nostri temporis studiorum ratione » c nel trattato « De antiquissima Italorum sapicn-tia ». Non che il Vico sconosca la parte buona del metodo cartesiano, quella eioè che si riferisce all'esame dell'uomo intcriore. Dove gli cade in aceoneio, non rifinisce anzi i approvare la mossa prima, che fa Renato, dal testimonio della propria coscienza, niello ch'egli rigetta, è l'abbandono ulteriore di questo metodo per il geometrico,
etodo comprensivo, s'oppone al cireoseriversi, chc questi fa al solo pensiero senza ,i< uardo air uno alle attinenze; ne rigetta l'evidenza ogni qualvolta, ristretta al se* no del pensiero, non si estenda a'principi supremi; esige l'aecordo della ragione privata con l'autorità. In lui è somma la riverenza al senso comune e alla fede; al senso comune, perchè le nozioni comuni dcrivan da Dio, fanno 1 uomo somale, costituiscono la sapienza del genere umano, risultante da'giudizì universali, vera voce di natura, che a differenza de'particolari, turbatissimi dalle passioni, sono altrettanti oracoli; alla fede, perchè senza pietà non v'ha sapienza, quella vera sapienza cioè, che è « l'aggregato di tutte le virtù della mente e del cuore ». Ne l'abbandono della parte negativa del metodo cartesiano toglie al Vico di sentir l'efficacia dell'altra, che sta nel metodo d'osservazione interna. Nessuna prova c pii evidente della « Scienza nuova », definita da lui un disegno eterno ne secoli Bella storia. È, se vuoisi, il disegno stesso, che fu aeeennato dall Alighieri e svolto dal Bossuet. Ma l'Alighieri c il Bossuet considerano i fatti esteriori come ordinati alla Chiesa, mentre il Vico cerea con meravigliosa novità « la legge de tatti esteriori nella legge eterna delle umane facoltà, e dall'ordine di queste, ehe pro-dueon l'ordine di quelli, riconosce il disegno della Provvidenza ».
Il secondo capo della dottrina è la metafisica, ehe ha dato il Vico e che si fa evidente sopra tutto nel trattato « De antiquissima Italorum sapientia » c nei libro « De universi iuris uno principio et fine uno ». Il Cartesio avea confuso col suo sistema geometrico l'idealità con la realtà, conducendo al panteismo del o Spinosa e dell'Hegel. E il Vico vi resiste eon la seienza vera, eh e saper per le cause, con l'aforismo ehe « il vero si converte nel fatto », c con 1 assioma che « Dio, com'è principio dell'essere, così è principio del conoscere ». Nella scienza vera, di è quella onde si sanno le cose per loro cagioni, distingue 1 assoluta dalla relativa. IftUuta o a priori è la sola matematica, de'cui elementi può 1 uomo comporre la Jcienza: relativa o a posteriori è quella che concerne l'individuo, le cose esteriori e Dio ritesso, dove non si può argomentar che dagli effetti. Ma con la qualita di assoluta il Vieo non restringe alla sola matematica la necessità, eh e propria ugualmente della metafisica. « Vuol dire invece, serive il Conti, ehe mentre ogni verità matematica si ha per un lavoro della mente sulle idee la metafisica, salendo a Dio e all'ordine universale, trova bensì l'assoluta e la relativa necessita 1 questi oggetti, ma la trova per attinenze tra essa c le idee, non già per le idee soltanto ». Deriva da ciò l'aforismo che « il vero si converte nel fatto ». be la scienza assoluta è quella che si ha per le cause, ne viene che delle cose abbia
non l'ordine interno delle cose