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Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

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a cura di Federico Adamoli

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   l'orlando furioso e gli altri poemi del ciclo carolingio, 121
   predice un'unità politica di tutti gli stati civili d'Europa? Noi non lo crediamo, noi siamo anzi d'opinione che il moltiplicarsi e facilitarsi delle comunicaz:oni materiali c morali fra i popoli ch'ili d'Europa miri necessariamente a unificarne gli interessi e qumdi gli ordinamenti politici., e conduca quindi all'uni® politica finale, che n'è la sanzione; noi crediamo che l'ideale politico europeo o cristiano o civile che vive c palpi a ancora nei poemi di Virgilio e dell'Ariosto, e diversamente si atteggia pur in quello <3 Dante e nelle liriche del Petrarca, stia ancora attendendo 1 giorno che si traduca più o meno fedelmente in realtà. Quel giorno la fama dell'Ariosto toccherebbe il suo apogeo.
   Ed ora passiamo al secondo quesiio: a studiare cioè i rapport di connessione speciale fra i concetto fondamentale del poema ariostesco e l'età del poeta.
   Dal poema di Virgilio prorompe l'L.scgnamento, che l'indulgere alle dolcezze dell'amore, sia pure dell'amor sano, conducente alla costituzione della famiglia, impedisca le grandi imprese nazionali. L'amore di Enea per E,-donc sta quas.. per impedire 11 suo fatale andare alla terra promessa d'Italia; e l'amore di Turno per Lavinia e le nozze pattuite ritardano di molto la fondazione della città e del regno che contengo?™ in sè quas in germe il grande impero d'Augusto. La connessione di questo rigido concetto viigiliano colla vita romana salta sùbito agli occhi; Per i Romani lo stato è tutto, perchè appunto composto di tutti; la famiglia e l'individuo vi sono interamente subordinati.
   E il più mite concetto ariostesco, come si attaglia esso alla vita italiana del principio del secolo XVI? Noi siamo ben lontani dal voler i ipeterc per conto nostro ciò che tanti hanno detto sulle mollezze e sulla corruz jnc italiana di questa età; ma siamo ben disposti ad ammettere che la troppa indulgenza all'amore, agli affetti privati e personali fosse il vizio fondamentale dell'Italia uscente rinnovata dal medio evo. i i ricordi che i nostri massimi poeti aveano cantato sino allora d'amore : Dante, l'amore divino; il Petrarca, l'amore platonico ; Lorenzo il Magnifico, l'amore materiale. 11 Poliziano si atteggia a esaltare qualcosa di più solenne, una giostra; ma s'arresta per via a dire Una sua storia d'amore e a dipingere la casa di Venere; il Pulci poeteggia di guerre e di sangue, ma per riderci su; c il Bojardo compone un poema, il cui insegnamento fondamentale è: amate; l'amore fa prodi e cortesi! La nostra novel stica ribocca di storie amorose; la carne, la florida carne sovrabbonda nei quadri e nelle statue del nostro cinquecento.
   Ma noi vogliamo anche citare alcuu fatti specilli, accaduti poco prima o poco dopo la composizione del Fur >òo; i quali mostreranno l'opportunità dell' insegnamento ariostesco.
   Nel maggio del 1496 Carlo Vili era a Lione dove si disponeva a una se^ conda discesa in Italia per soccorrere il Napoletano che i col jgati italo-ispan? venivano riconquistando. S'egli s fosse preoccupato degli interessi della nazione più che de propiii, egli avrebbe affrettato la venuta e forse salvato il suo dominio in Italia. Ma l'amore lo cuoceva più che la gloria; e colla scusa di andar a Parigi e a Tours per implorare il soccorso di S. Dionigi e di S. Martino, egli si reca in quest'ultima città e vi si ferma con una damigella della regina di cu. era innamorato. Così Consalvo ebbe tempo di prendere Atella, e il Napoletano fu quasi tutto perduto (1).
   Nel geimajo del 1511 Giulio II, alleato dei Veneziani e degli Spagnuoli contro Francia e Ferrara, andava in persona all' assedio della Mirandola. Ciamonte, luogotenente del re di Francia, aveva ordine di raccogliere in fretta armi e di soccorrere a qualunque costo il Trivulzio che v'era rinchiuso. Senonchè il generale francese corse invece u sul tamente in su' cavalli delle poste a Milano, affermando
   (1) Guicciardini, Storia d'Italia, lib. Iti, c. S (voi. I, p. 19S-9). Cankllo,
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