Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI ', U.A. Canello

   

Pagina (112/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (112/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   104
   CAPITOLO III.
   Egli eerto avrà sperato in questo modo dì potersene cavare con qualehe breve punizione in Venezia stessa, punizione clic domandava non fosse pubblica, affin-ehè non ne avesse disonore la religione de' Domenieani.
   E forse il Bruno mediante questa sua destrezza c pieghevolezza d'un momento sarebbe riuseito a trarsi d'impaccio, se da Roma, donde forse da un pezzo si tenea l'ocelno su di lui, autore dello Spaccio della bestia trionfante (libro in cui, sotto l'apparenza d'una eonfutazione del paganesimo, si confutavano tutte le religioni, e il cristianesimo era messo al disotto del paganesimo), non fosse giunta a Venezia la domanda che il Bruno venisse eonsegnato. La Signoria veneta feee dapprima delle diffieoltà; ma saputo poi ehe il Bruno avea sulle spalle un altro proeesso iniziatogli eontro a Napoli e a Roma, consentì alla domanda; e così il Nolano nel gennajo del 1593 fu tradotto nelle eareeri di Roma.
   Per ben sette anni si prolungò l'odioso processo, l'esito del quale ormai non poteva esser dubbio, giaecliè come recidivo e eomc apostata egli doveva aspettarsi o il earcere perpetuo o il rogo. Noi non siamo in grado di narrare le ansie, le disperazioni, i sùbiti abbattimenti, il rialzarsi generoso e superbo d questo eroe del pensiero, messo a lotta inuguale eo suoi giudici. La eonelusione de' lunghi dibattimenti con loro e eon sò stesso, il riassunto al tempo stesso della sua propria dottrina e del suo morale valore, è tutto in quelle parole eh'egli diresse al consesso de'giudici allorquando il 9 febbrajo del 1600, alla presenza d'un popolo atterrito, gli fu letta la sentenza di morte, u Maggior paura, egli disse minaccioso, » avete voi nel pronunciarla ehe non io nel sentirla! (1) ». E non aveva egli quasi preveduto il suo line, e già dal tempo della prosperità non s'era egli preparato al gran passo? A Londra egli s'era detto: Quando mi troverò nelle difficoltà e nei'perieoli u tu, o animosità, con la voee del tuo vivace fervore, non » mancar sovente di intonarmi a l'orecchio quella sentenza
   E ivi ancora egli avea sentto: u per amor de la vera sapienza e studio de la vera contemplazione m'affatieo, mi erueeio e mi tormento (3) ». E agli seolaii di Oxford egli aveva insegnato a sprezzare la morte, in ispecie quando uno vi sia ben preparato eoll'opera buona.
   Consegnato al braceio secolare eolla farisaica raecomandazione di rito u che fosse punito eon ogni elemenza e senza spargimento di sangue », vale a dire che senza altri preamboli venisse bruciato vivo, egli fu tenuto in prigione aneora otto giorni; e il 17 febbrajo, alla presenza di gran folla che aeeorreva allora a Roma per il giubileo seeolare, il Bruno fu tratto al rogo preparato nel eampo di Fiora. Era legato; e seeondo l'usanza avea la lingua impedita affinchè non potesse eom-rnovere gli spettatori con parole di lamento o eon predieazioni. Colloeato sopra il rogo già ardente, gli fu porta la croeefissa imagine dell'eroe della fede, che egl eroe della ragione, respinse u con oeehio torvo e pieno di disprezzo », dice un fervente convertito, lo Seioppio (4). Più forte del Cristo ehe aveva respinto, egli arse senza un lamento; e le sue eeneri furono disperse.
   u La sua morte, dice il Berti, e dice egregiamente, come quella del Palea-» rio, del Carnesecchi e di altri moltissimi, del pari che i divers esìgii per ca-» gioni religiose, sono prova che in Italia si incominciava ad ascriversi a debito » una fede, l'obbedire a un pensiero. Immenso progresso, non apprezzato neanco » dagli storici moderni! (5) ».
   (1) Lettera dello Scìoppio al Ritterhaasen, presso il Berti, p. 401. Ma le parole latino dello Sdoppio sembrano alquanto guaste. C' è un « tum » fuori di posto e forse un « fertis » per « feretis »,
   (2) Presso il Be/ti, p. 2P5.
   (3 Ibid.
   (1) Presso il Berti, p. 401.
   (5) Berti, p. ?99.
   Tu ne cede malis, ned contra audentior ito! (2) ».