LA VITA DI GIORDANO BRUNO.
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Ma egli avea fatto 1 conti senza il suo allievo, senza il nobiluomo Giovanni Mocenigo.
Avea questi sperato, nella sua grossa ignoranza, ehe il Bruno gli potesse quasi per miracolo trasfondere l'oceulto sapere per mezzo della mnemonica; ma pur troppo non e'erano arti mnemoniche che valessero eon quel suo povero cervello. Del mancato profitto egli quindi se la prese col Bruno, chc prima tentò eolle buone, attirandoselo in easa e colmandolo di attenzioni, sempre eolla speranza di cavargli di bocca qualche prodigioso segreto sul modo d'apprendere. Ma il Bruno in voce, ehe amava forse nella compagnia dell'allievo esilarare l'animo affaticato dal pensiero novatore, e fors'anco si divertiva nel mettere a prova la superstiziosa sete di sapere che tormentava il Mocenigo, mostrò, pare, dapprima di diiferire di tempo in tempo il grande insegnamento; e intanto si lasciava andare a frasi imprudenti e a frizzi mordaci sul conto delle credenze e delle superstizioni dell'allievo.
Questi, benché offeso nella sua coscienza di credente e benché messo in iscru-poli dal confessore, si tacque per qualche tempo, affine di non perdere il frutto delle spese incontrate; ma allo ultime, visto che il Bruno gli dichiarava seriamente non aver segreti da insegnargli, e che si preparava a partire, il Mocenigo e per vendetta e per iscrupolo religioso, lo dcnuuciò alla S. Inquisizione; e arrestò anzi il Bruno stesso in casa propria per dar tempo al Capitano del S. Ufficio di venirlo a pigliare (27 maggio 1592).
Il tribunale del S. Ufficio era costituito a Venezia dal patriarca della città, dal Nunzio apostolico, dal Padre inquisitore e da tre savii dall' eresia che, nominnu dal governo, invigilavano sulla regolarità della procedura. Era tribunal misto, chc dipendeva più o meno dall'Inquisizione eentrale di Roma a seconda ehe il governo aveva più o meno di autorità, o più o meno desiderava gratificarsi la corte romana.
Dinanzi a questo tribunale fu tratto il Bruno il 29 maggio: c il sue aspetto destò tutta l'attenzione de' giudici. — Era u piecolo di statura e svelto di A persona, esile di eorpo, faecia scarna e pallida, fisionomia meditativa, sguardo » vivo e melanconico, eapelli e barba tra il nero e il castagno (1) n. Liberamente e non senza qualche compiacenza egli narrò la propria vita avventurosa; e venne poi ad esporre a larghi tratti il suo sistema filosofico. Esaminato più tardi punto per punto sulle dottrine ehe offendevano il dogma cattolico, egli tentò di trincerarsi dietro una distinzione che a noi pare insussistente, ma che era comunissima allora, e non manca forse d'ogni base come quella che separa le intellezione della ragione dalle oscure percezioni del sentimento dell'infinito, della fede. Così, domandato se professasse ehe le anime umane migrino di eorpo in corpo, e'risponde: » Io ho tenuto e tengo ehe le anime sieno immortali, e ehe sieno substanzie ¦n subsistenti, cioè l'anime intellettive (quelle degli uomini), e ehe eattolicamente iì parlando non passino da un eorpo all'altro, ma vadino o in Paradiso o in Pur-n gatorio o in Inferno; ma ho ben ragionato e seguendo le ragioni filosofiche, ehe n essendo l'anima inesistente (non esistente) senza il corpo e inesistente (esistente n dentro) nel corpo, possa col medesimo modo che in un eorpo essere in un altro e iì passar de un corpo in un altro: il che se non è vero, par almeno verisimile iì seeondo l'opinion di Pitagora (2) n.
Ad altre aceuse abbastanza frivole, ehe si fondavano sulla denuncia del Mocenigo egli oppone un assoluto diniego: su tutti i punti si mostra remissivo e pronto a correggersi; ricorda d'aver già altre volte tentato di restituirsi nel grembo della Chiesa, e si fa forte in ispecie del disegno manifestato di presentarsi eoi libro delle /Sette arti liberali al Papa, per farsi perdonare. Finì col raccomandarsi alla misericordia di Dio e a quella de'suoi mudici.
(1) Berti, p. 296.
(2) Documento XII, presso il Berti, p. 362.