Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI ', U.A. Canello

   

Pagina (110/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (110/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   102
   CAPITOLO III.
   attendervi all'edizione di alcune sue opere maturate durante il soggiorno in Germania: tra le quali primeggia il libro De Monade, numero et figura, ch'egli pubblicò infatti in quell'anno (1590) presso gli stampatori 'Wechel, i quali lo avevano fatto ospitare e largamente intrattenere nel eonvento de'Carmelitani.
   Se la vita del Bruno ci è apparsa sinora una sequela di travagli e di ardori, una serie di lotte animose proseguite attraverso ogni sorta di pericoli e talvolta persino cercate per amore di pugna; da questo momento innanzi essa diventa una serie d'ineffabili dolori e di persecuzioni, coronate dal rogo, nelle quab suo unico eonforto fu l'orgoglio del proprio pensiero. E, cosa notevole! la sventura venne a piombargli improvvisa sul capo, mentitegli era al colmo della sua gloria; mentre il suo ingegno avea raggiunto il massimo sviluppo; mentre egli stava per riassumere in un libro Delle sette arti liberali tutta la sua dottrina, applicandola allo scibile universale, che ne useiva trasformato, come poi dalla filosofia dell'Hegel ; mentre forse s'illudeva di poter convertire alle sue idee papa Clemente VIII generoso coi dotti e ehe sulle prime s' era mostrato assai dolce di carattere, persuadendolo che la sua dottrina non offendesse il dogma cattolico e cristiano, ma come intellezione superiore lo comprendesse entro di sò, e ne fosse quell'evoluzione chc la scienza progrediente richiedeva! Quante mai volte l'Edipo umano, mentre si erede e si diee
   o 7TXTt y.leivó? OtSinov; (1),
   sta sull'orlo dell'abisso ehe lo deve inghiottire!
   11 Bruno camminava, attratto da simpatia segreta, verso l'Italia. Già da Francoforte faeea delle gite a Zurigo; già il pensiero lo precorreva a lloma. Ma il suolo d'Italia era ormai pericoloso per lui: solo forse sino alla libera Venezia si sarebbe potuto sicuramente arrischiare! Ed ecco che da Venezia sul principio del 1591, per mezzo del librajo senese Ciotto, amico dei Wechel, che vi aveva la sua bottega e veniva alle fiere librarie di Franeoforte, gli arriva l'invito d'un gentiluomo veneziano, Giovanni Moeenigo, giovane eurioso di sapere, ehe s'era innamorato per fama del Bruno.
   Il filosofo accettò senza esitare, con la solita sua animosità, che più d'una volta pare eccessiva. Egli giungeva a Venezia nella dolee primavera; e certo il filosofo-poeta avrà aspirate le aure italiane con doppia voluttà, ora in ispccie che gliele imbalsamava la speranza. A Venezia egli non era più sconosciuto: i suoi libri lo avevano preeorso, la sua fama era cominciata, e s'aumentò in breve per i suoi discorsi animati nelle librerie e nelle conversazioni di casa Morosini. E per meglio farsi conoscere, egli passava di tempo in tempo allo studio della prossima Padova.
   Un pensiero luminoso l'occupava tutto, un pensiero a cui lo traevano anche le dolci reminiscenze dell'infanzia, del caro vivere innocente: ed egli fa di tutto per affrettarne l'effettuazione. Ha carattere impetuoso ed aperto; pure egli schiva ora di manifestare troppo evidentemente il suo dissenso dal dogma cattolico, e si mostra conciliativo; e se esprime qualehe opinione eterodossa, se ne seusa col dire che parla secondo filosofia, e non già secondo la teologia, che pure rispetta. Quanto più egli è vicino a eompiere il suo libro Sulle sette arti liberali, tanto più si fa lieto ed espansivo; ne discorre all'amico Ciotto librajo (2); ne parla persino con un frate suo compaesano, che incontra nella chiosa di S. Giovanni e Paolo (3). Nel maggio dell'anno seguente (1592), egli ha già m pronto d manoscritto, e per poterne meglio curare la stampa e procedere eon maggior libertà, egli si dispone a tornarsene a Franeoforte, presso i Weehel.
   (1) Sofocle, Edipo, v. 8,
   (2) Documento XVI, presso il Berti, p. 350.
   (3) Documento X, ib., p. 350.