Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI ', U.A. Canello

   

Pagina (108/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (108/343)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   100
   CAPITOLO III.
   Ma Parigi ben presto non piacque più al Bruno , sia che all' entusiasmo di ,>rima sul suo insegnamento mnemonico succedesse un naturale disinganno, o sia che le lezioni fossero disturbate u per li tumulti che nacquero (1) ». E poi egh sentiva crescere, a mano a mano che maturavano in lui le libere idee filosofiche, l'amore e il bisogno di maggior libertà per esporle : e l'Inghilterra gli parve il paese che meglio per allora gli convenisse.
   I due anni (1583-85) che il Bruno ha vissuti a Londra e ad Oxford, sono i più ridenti e insieme i più fruttuosi della sua vita travagliata. Egli andava ad abitare in casa di Michele di Castelnau, ambasciatore di Francia presso la diva Elisabetta, e vi andava raccomandato dal re Enrico III. Come gentiluomo del Castelnau, egli fu presto ammesso a Corte, ed entrò in rapporti cogli uomini più notevoli nelle lettere e nella politica, quali Dudley, Folco di Grcville e Filippo Sidney, autore ò.q\YArcadia. In Inghilterra poi, più ancora che in Francia, ci potè credere talvolta di vivere in mezzo ai suoi compatrioti. L'italiano, infatti, era la lingua più comune fra gli oratori degli stati diversi, e quella che la reaina stessa, pur dotta di latino e di greco, a tutte preferiva (2). E le lettere inglesi erano allora tutte intente ad appropriars lo spirito e la grazia delle nostre: il romane-simo, già vinto in religione', era ancora florido in poesia. Shakespeare arrivava solo in quegli anni a Londra, a ridare 1' impronta originale germanica al teatro.
   E 1 Bruno, pur non trascurando i suoi studi filosofici, approfittò della bella e facile vita che gli si parava dinanzi: brillò a corte, visse cogli spendi di e gentili cavalieri, che circondavano il Castelnau e il Sidney, e corteggiò anche o almeno s compiacque delle donne inglesi, che trovava u graziose, gentdi, pastose, » morbide, belle, delicate; biondi capelli, bianche guancie, vermiglie gote, labbra ìì succhiose, occhi divini (3) ».
   E in casa, qual consolante spettacolo! Il colto e tollerante Castelnau gli concedeva ogni agevolezza, ogni libertà rispetto alle pratiche religiose della famiglia, alle quali il Bruno non soleva partecipare; e Maria Bochctel, moglie del Castelnau, bella c graziosa, sapea quasi diffondere intorno un'armonia d'affetti che avvolgeva e armonizzava quanti vivevanle da presso. Ma il conforto maggiore per il Bruno, che dagli anni infantili in poi non avea più gustato la quiete domestica e più non avea saputo che cosa fosse l'innocente carezzare ed essere accarezzati, fu la sessenne Maria, la figliuola dei Castelnau, che già in quell'età sapea parlare italiano, francese e inglese, e suonava u i musici strumenti da dubitar se » fosse discesa dal cielo, o pur sortita dalla terra (4) ». Povero Bruno! quante volte, con l'innocente Maria sulle ginocchia, egli si sarà lasciato andare per un momento ali .dilli ) d'una vita aliena dalle lotte, lontana dal mondo, piena di fede e di cieca speranza! Ma poi la sua fibra reagiva: il suo pensiero scattava eome molla; e la voluttà della lotta g-i riappariva più grande che quella del compiaciuto riposo. E allora egli rimeditava i suoi libri di filosofia, che veniva con ammirabile frequenza pubblicando in lingua italiana, richiamatagli alla mente é resagli cara dalle abitudini dell'ospitale famiglia: quei libri splendidi, vigorosi, pieni d'insolita vita; allora egli rimeditava le lezioni che s proponeva di dare tra gli accigliati e pretens:'js dottori di Oxford, dai quaii egli seppe far riconoscere il proprio valore.
   A Oxford il Bruno con maggior libertà che mai altrove espose dalla cattedra i suoi arditi pensamenti. Qui egli lesse sulla Quintuplice sfera, spiegando la cosmologia copernicana, co' suoi commenti tra fantastici e filosofici sugli abranti degli altri mond simili alla terra o meglio di essa favoriti dallo spirito anima-
   fi) Documento IX, presso il Berti, p. 317.
   (21 L'oraiore veneto Micliiel dice di lei: « parla la lingua italiana, nella quale si compiace tanto » che con gli Italiani per ambizione non vuol mai parlare altrimenti ». Presso il Berti, p. 188.
   (3) Berti, op. cit., p. 161-5.
   (4) Cos? il Bruno, citato dal Berti, p. 159,