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Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

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a cura di Federico Adamoli

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   LA VITA DI GIORDANO BRUNO.
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   in Ginevra molti de' suoi compatrioti, costituenti una chiesa evangelica con a capo il marchese Caracciolo. Ma poiché egli non e mostrava punto disposto a lasciare le cieche e irrazionali credenze di Roma per quelle non meno cieche e irrazionali di Calvino, ed uno per un altro padrone; e condannava in isjecie le religioni u le quali insegnano ai popoli a confidare senza l'opera (1) », ei capì ben presto che la patria di Calvino non poteva essere la sua; e dopo due mesi passati correggendo le stampe d'una libreria, smesso nuovamente l'abito d. domen.i cano e assunto quello di cavaliere, s'avviò prima alla volta di Lione che sapeva frequentata da molti ricchi lucchesi e fiorentini, e capitò poi a Tolosa, dove l'università era frequentata da ben diecimila studenti.
   Chi pensa alle idee sovversive che tempestavano per il capo del Bruno, e all'abito ch'egli avea smesso da poco, e ai processi d'eresia che gli erano stati intentati, mal riesce a capire com'egli potesse dirigersi alla volta di Tolosa, antica e anzi prima sede dei furori dell'Inquisizione, campo troppo noto delle gesta zelanti e sanguinose de' domenicani, che vi avevano spadroneggiato nell'Università. Ma bisogna pur ricordarsi che al Bruno premeva soprattutto procacciarsi il sostentamento quotidiano; e che 1' eroismo in permanenza non può essere ragionevolmente richiesto nemmeno agli eroi. E tra i professori di Tolosa e tra le schiere de' giovani animosi educati al sole di Provenza e alle tradizioni trobadoriche del vivere facile e bello, il Bruno potè, adoperando qualche cautela, trovar modo di vivere abbastanza tranquillo e felice. Egli vi ripetè dapprima come libero insegnante il corso di cosmologia, che aveva abbozzato a Novi; e, vacato poi l'ufficio di professore ordinario di filosofia, s'addottorò e fu fra tutti prescelto: nella qual nuova ed onorevolissima qualità egli insegnò per due anni, spiegando in ispecie il libro aristotelico De anima. Ma poi, o che s'inimicasse coi colleglli per certe proposizioni che avea dato fuori e pubblicamente sostenute ; o che alquanto si1 compromettesse entrando in trattative con un gesuita per rientrare in convento; o infine perchè le u guerre civili » (2) disturbassero in queste province gli studi, egli lasciò Tolosa per recarsi a far prova del suo ingegno a Parigi (1579).
   L'università parigina era la sede riconosciuta degli studi teologici; e il Bruno che voleva comparirvi in modo degno di sè si raccolse prima nel suo solitario pensiero, tanto più che la peste impediva il concorso degli studenti; e annunciò poi una lezione straordinaria alla Sorbona /Sugli attributi di Dio. Certo anche qui egli dovette procedere molto cautamente; ma è assai probabile che nel discorrere sì a lungo di Dio e delle sue qualità egli trovasse l'occasione di spiegare le proprie idee sull'argomento, pur procurando Idi non metterle in troppo chiara opposizione con quanto insegnava la Chiesa. Tuttavia questa cautela forse non gli bastò; e poco dopo egli mutò l'argomento delle lezioni, e prese a trattare invece dell'arte dialettica secondo la dottrina del Lullo, ch'egli pensava d' avere perfezionato.
   Queste lez'oni, eh' erano meno compromettenti delle altre, e che per giunta, dette in corto modo misterioso, faceano crederò agli uditori che esistesse quasi un'arte meccanica, accessibile a tutti, per appropriarsi la scienza, procurarono al Bruno ben maggior fama e favore che non i suoi arditi pensamenti su Dio e sull'Universo: il collegio de'professori gl fece offrire il posto di docente ordinaiio, ch'egli rifiutò per amore di libertà, e il re Enrico III, giovane dissipato e sventato, ma di sentimenti liberi e protettore dei dotti, lo volle conoscere 3 averne lozioni sull'arte del ricordare: e ricambiò la dedica del libretto De umbris idea-rum col nominarlo professore straordinario.
   (1) Presso il Berti, p. 104.
   (2) Il documento IX fra quelli pubblicati dai Berti (p. 344 1/9) dice, «poi per le guerre civili me partii e andai a Paris »; ma queste parole sono precedute nel documento da queste altre- « ma occorrendo in certe dispute, che diedi fuori e proposi conclusioni » ; le quali furono cancellate,