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Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

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   CAPITOLO III.
   tn cui era stato educato S. Tommaso e ch'era ancor tutto loft) della grande memoria di lui. E qui il giovinetto ebbe libri ed ozio, e tutto si miso nella filosofia, ma ebbe anche presto a scandalizzarsi dell'abbiezione intellettuale de' compagni, che, invece dei libri di S. Tommaso, aveano più volentieri fra mano i libri di devozione. Egli cercava un luogo di scienza, e avea trovato un rifugio d'uno schizzinoso ascetismo. La ribellione cominciò nell'animo suo.
   Pur tenne saldo, sotto il nobile impulso dell'amore allo studio; c nel 1572, a ventiquattr'anni, egli fu ordinato prete, quantunque avesse già dato qualche sospetto d'insubordinazione intellettuale; e per tre anni visse or in questo or in quello tra i conventi che nella campagna napoletana avevano i Domenicani, senza che si avesse nulla a ridire sul suo conto. Nella libertà della canipagua egli avea pensato e ripensato, e fors'anco era liberamente vissuto.
   Ma, ritornato in città, qualche parola gli sfugge sui suoi nuovi sentimenti e pensieri; e si comincia a sospettare delle sue opinioni religiose, e lo si accusa in ispe-eic di inclinare all'arianesimo, dottrina che sempre in quella nostra regione avea trovati molti proseliti. Il Bruno, infatti, da un pezzo meditava sul problema di Dio, ch'egli già cominciava a concepire come l'anima universale del inondo; e non sapeva quindi adattarsi a credere nella divinità di Cristo e nella trinità delle persone divine. Ponteficava Pio V, e il rigore contro i sospetti d'eresia stava per toccare gli estremi; nè il Bruno fu lasciato lungo tempo in pace. Il Padre provinciale gli istruì contro un processo , che avrebbe potuto metter capo a lunga prigionia o a qualcosa di peggio ancora, se il Bruno, che già nella vita della campagna aveva raddoppiato il senso e l'amore della libertà, non si fosse risolto di fuggire.
   Sperò incautamente di trovare maggior tolleranza nel maremagno di Roma; e, sempre vestito dell' abito de' Domenicani, egli picchiò al convento della Minerva, dove, secondo l'uso, fu liberalmente accolto. Ma da Napoli l'accusa lo perseguiva a Roma; ed egli, avvertito da qualche amico, smesso l'abito regolare, pur conservando per tutti i casi lo scapolare, fuggì precipitosamente alla volta di Genova. E così il Bruno, che forse era stato indotto dalla povertà a vestire quell'abito, ora si trovò privo non solo d'ogni soccorso, ma minacciato anche, perchè aveva portato quell'abito, da un processo doppiamente pericoloso.
   Ma egli avea fede nel proprio ingegno, nelle proprie opinioni lungamente ripensate, e nella tempera pronta al tutto: alla vita gaja e spensierata e alle più rigorose astinenze. Provatosi invano a guadagnarsi la vita in Genova, egli passa a Novi, dove non 'sdegna d'insegnar a leggere e a scrivere ai ragazzir i, avendo però il conforto di spiegare la Sfera, una specie di compendio di cosmologia, ad alcuni cavalieri della piccola repubblica. E sempre in cerca di sorti migliori, egli è poi a Savona o a Torino, e finalmente a Venezia, dove stampa il primo suo libro, un libro pur che sia, che gli dia da campare.
   Ma neppure a Venezia egli trova fortuna; e allora passa a Padova, colia speranza di farsi qualche nome e di procurarsi qualche guadagno tra gli studenti. Ma la peste ha disperso gli studenti, e poi le ferie autunnali sono vicine ; e i. Bruno s trova solo, senza appoggi, e non bene sicuro da ogni pericolo da parte dell'oculata Inquisizione. Egli si lascia allora indurre da alcuni domenicani suoi conoscenti, che, secondo gli uu del tempo, vivevano fuori del convento, a rivestir l'abito della sua religione, senza tuttavia rimettersi sotto la disciplina claustrale; e sotto le rinnovate spoglie e certo mediante gli ajuti ch'esse, dappertutto ove fossero conventi, gli procuravano, egli giunse a Brescia, a Bergamo, a Milano, a Torino; donde infine, bramoso di respirar aria più libera, si risolve sulla fine del 1576, di passare le Alpi.
   Sperava il Bruno inesperto che oltre l'Alpi, tra i coraggiosi che s'erano ri bellat' al giogo di Roma e in ispecic nella libera Svizzera, sarcbbegli stato facile il vivere in pace e trovarsi onesto sostentamento; tanto più che sapeva ricoverati