LA VITA DI GIORDANO BRUNO.
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profondo e tenace, la collisione probabilmente sarebbe stata violenta ; egli avrebbe o fatta la morte d. Bruno, o avrebbe finito, come un giorno ponsò (1), col farsi frate.
Debole e irresoluto, lottò senza avere la chiara coscienza della lotta; fu vinto, e credette di vincere; attribuì le sue sventure ai principi le sue ultime gioite al papato; e, felice, non sospettò mai d'essere stato egj; stesso l'autore del proprio destino; e che quella chiesa e quella corte romana, nelle quali trovava 1' estremo rifugio, erano state lo scoglio contro il quale la sua povera barca s'era logorata.
Ma che diciamo la chiesa o la corte romana! Esse non rappresentavano chc la parte più spiccata d'un movimento ch'era comunc alla grossa maggioranza degli Italiani n questa età. Urtando e riurtando contro questo movimento, il Tasso s'infranse.
§ 6. — Giordano Bruno (2).
Mentre :n Roma si preparavano le feste per la incoronazione del Tasso, e mentre il suo cadavere, quas per ironia del destino, era portato solennemente per le vie della cupa metropoli, un' altra vittima dell' urto colle tendenze dominanti dell'età, ma vittima conscia e risoluta, gemeva nelle carceri del S. Ufficio , disperata d salute: Giordano Bruno.
a Quanto dissimili (dice '1 Berti) d'ingegno e di fortuna quest' due, benchò » fossero nati sotto lo stesso cielo ed avessero fanciulli spr-ato le stesse aure ! a II Tasso cristiano e cantor della croce; il Bruno avverso ad ogni simbolo re-ii ligioso. Quegli, stanco e disilluso del mondo, finisce i suoi giorni nella quiete n del convento; questi comincia dal convento per morire sul patibolo , torcendo » gli occhi dal crocefisso (3) ».
Benché 1' estrema scarsezza di documenti biografici c' impedisca di seguire passo a passo tutto lo svolgimento interiore del Bruno attraverso le molteplici tempeste della sua vita esteriore, pur la sua grande importanza come filosofo-poeta, e l'ammirazione che gli concilia, come uomo, la fine triste e gloriosa, ci persuasero a metterlo sesto fra i letterati la cui biografia fu da noi prescelta a illustrare le condizioni della vita italiana nel secolo XVI. La nostra narrazione sarà poco più che un compendio del bel lavoro del Berti sullo stesso argomento. Così venissero presto in luce i documenti del processo romano, e ci fosse dato ass stere alle lotte interiori e all' animosità estrema di questo atleta del libero pensiero.
Giordano Bruno nasceva di forti: suo padre era stato soldato; e nasceva di gente non ricca, cosicché fin dalle prime dovette pensare a sè stesso , nò bambino fu guasto dalla troppa agiatezza del vivere. Nato nel 1548, quattro anni dopo T. Tasso, a Nola, tra i monti, e di fronte al fiammeggiante e imponente Vesuvio, al quale non poco s assomiglia la sua indole, egli cominciò assai presto la battaglia per la vita :
At nos quantumv's fatis versemur ini qui s, Fortunce longum a pueris luctamen adors (4).
Bramoso d imparare, studiò alla meglio nella casa paterna fino al 1559; e po; animosamente s trasferì a Napoli dove s diede subito alla filosofia.
Disperando forse d'aver altrimenti mezr: bastanti per compiere la sua .stru-zione, a quindici anni entrò novù-io nel convento di S. Domenico , quello stesso
(1) Lettere, I, 259.
(2) Dom. Berti, Vita di Giordano Bruno da Noia; Firenze-Torino-Milano, 1868»
(3) Op. cit., p. 70-1.
(4) De Monade, c, I. Presso il Berti, p. 38.
Canello 13