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IL RISOiìGIMENTO.
secolo nelle sue intime tendenze non ancora ben ciliare, che volge le spalle alle forme scolastiche e alle contemplazioni ascetiche, e diffida dei ragionamenti astratti, e si gitta avido nella esplorazione della natura e dell' uomo. Il mondo gli si allarga innanzi, e mentre gli uni ricalcano le vie della storia, e rifanno Atene e Roma, gli altri lasciando teologia, logica, fìsolofia, e astrologia, e fatture e altre opinioni sciocche, mostre ingannevoli degli spiriti folletti, percorrono la terra in tutti i versi e già sono coli' immaginazione al di là dell' Oceano. Il secolo comincia a prender possesso della terra; la storia naturale, la fisica, la nautica, la geografia prendono il posto delle quistioni sugli Emi e sull' esistenza dei generali ; i fatti e le esperienze occupano le menti più che i ragionamenti sottili. Aggiungi 1' ronia, quel pigliar le cose così alla leggera, e sdrucciolandovi appena, queir aria già scettica e miscredente, ancoraché non*sia ancora negazione e scetticismo, e avrai l'immagine del secolo, il ritratto di Astar.otte » (1). Se queste tendenze, se i nuovi pensieri ond' era pieno il secolo XY, raccogliendosi nella mente del Pulci vi avessero preso chiara e viva coscienza di se medesimi e delle nuove vie che schiudevano allo spirito umano; se il Pulci, come osserva ancora il De Sanctis, avesse avuto quell' elevatezza d'animo che rende eloquente l'uomo quando gli lampeggiano innanzi nuovi orizzonti, la concezione di Astarotte sarebbe riuscita ben più bella e significativa di quello ch'essa è. Ma l'ingegno ed il carattere del Pulci mancavano delle doti dianzi indicate, e perciò il suo Astarotte rimane (continuiamo col De Sanctis) « 1' eco vol-= gare e confuso di un secolo ancora inconsapevole di sè. »
Col Morgante del Pulci s'inizia un periodo nuovo nella storia della poesia cavalleresca in Italia. Cominciata coi poemi franco-italiani della biblioteca di Venezia recentemente illustrati dagli eruditi, continuata dai romanzi in volgare e dai poem; in ottava rima che trovammo in gran voga nel secolo XV, — questa storia col Pulci si rinnova ; d' ora in avanti una nuova tendenza ne governa l'intimo svolgimento.
Estranei in gran parte alla vita italiana, per le ragioni che abb.'arro altrove recate, non appena i racconti, che avevano servito di base all' epopea francese, dalla Francia passarono in Italia, diventarono, come osserva Gaston Paris, invenzioni artistiche che si trasmisero non più di bocca in bocca, come i prodotti incoscienti della tradizione popolare, ma di libro in libro (2). Sul principio, i poeti franco-italiani- dell' alta Italia si tennero, è vero, assai vicini alle fonti francesi, da cui direttamente attingevano la materia dei loro canti ; ma dopo che i soggetti dei loro poemi, passando dall' alta Italia in Toscana, furono vestiti colle forme del volgare italiano, e furono compilati i romanzi in prosa, ogni cantastorie di piazza, attingendo a questi libri popolari, per mantener sempre vivo l'interesse de' suoi ascoltatori, inventò nuovi racconti, ampliò e modificò gli antichi, spostò gli avvenimenti, ingrandì le proporzioni degli uomini e delle cose, alterò lo spirito delle leggende feudali, introducendovi idee, sentimenti, e motivi tutt'affatto italiani ; ogni cosa mutò, tanto che alla fine la leggenda cavalleresca trovossi si può dire creata un' altra volta: le popolazioni italiane avevano anch'esse rifatto coli'immaginaz one la storia religiosa, e guerriera di Carlo Magno e dei Paladini di Francia. Ma l'avvevano rifatta secondo che portavano le loro tendenze e la loro cultura. Gli eroi della Chanson de Roland riapparvero nei poemi del popolo rimpicciniti e fatti volgari ; la serietà religiosa, politica e morale delle imprese della cavalleria si smarrì col racconto di una serie interminata di casi straordinari e d'avventure meravigl/ose ; tutta la storia della diffusione del cristianesimo avvenuta per 1' opera del grande imperatore e de'suoi Paladini, venne rappresentata in forme rozze e plebee. Il culto borghese fiorentino del secolo XV, che già da un pezzo assaporava le novelle del Boccaccio e leggeva avidamente Omero e Virgilio, dinnanzi a quel mondo astratto dell' immaginazion popolare, epico nell' intenzione e pedestre e volgare nella realtà
(1) Op. cit. Voi. I. pag. 296.
(2) Eistorie puètique de Charlemagne. Paris, Librairie A. Franck. 1865.