192 IL RISORGIMENTO.
zia e facilità intuonare una divota laude a Maria ed un licenzioso canto carnascialesco; in mezzo ad un popolo smanioso di feste e di piaceri, eg\i, epicureo nel corpo e nel pensiero, sapeva dare l'esempio della vita allegra, 'nventando nuove feste e partecipando alle orgie notturne delia gioventù fiorentina più corrotta; in mezzo ad un popolo che nell' anima non aveva altro culto vivente fuor quello per l'antichità, per le scienze e per ie arti, egli, ricco, dotto e poeta poteva secondare questo amore in quel modo grandioso e sapiente, che gli valse allora, e g i Yale ancora oggidì il titolo di Magnifico.
Conosciuto il popolo fiorentino, in armonia colle tendenze de' propr,. conc. tadini, Lorenzo dei Medici diventò padrone della ^repubblica. Sfuggito al pugnale de' Pazzi, cessati i pericoli della Lega dei principali Stati italian contro Firenze, spenti crudelmente i nemici interni, pacificatosi cogli esterni, divenuto, in grazia del suo accorgimento politico, il mantenitore e il moderatore dell'equilibrio italiano, tenuto come consigliere dei Signori d'Italia e come amico dei più possenti regnanti d'Europa, dato, infine, ad ogni cosa dello stato le apparenze della prosperità e delia felicità, — tutti sanno com'egli compisse la distruzione delle libertà fiorentine, facendo servire a questo scopo l'indifferenza politica dei proprii concittadini, il loro amore dei piaceri e delle pompe, e quello stesso culto della scienza e dell' arte che li faceva il primo popolo non pur d'Italia, ma d'Europa. Contenti della v;ta di feste e di piaceri continui, abbagliati dagli splendori della cultura, fiorentini non si curarono delle perdute libertà, e levarono a cielo il nome del Magnifico. Nessuna guerra, nessuna congiura turbò gli ultimi dieci anni del dominio di Lorenzo de'Medici; Firenze pareva giunta all'apice della prosperità; i poeti nei loro canti paragonavano que: giorni alla classica età dell'oro.
E nfatti se si guardi soltanto alla splendida esterioi ità della sua vita, F'renze era prospera e felice. Le feste e gli spettacoli vi si succedevano con rapida vicenda e Lorenzo, ajutato da un' eletta schiera d'artisti e di poeti, vi arrecava ogr giorno qualche novità. Fra queste innovazioni, quella dei Canti carnascialeschi è la p>ù celebre, e può dare un'idea della natura delle feste con cui Lorenzo divertiva i fiorentini — Questi nel carnevale solevano far mascherate rappresentanti qualche Trionfo, come quello di un eroe, o di una divinità mitologica, — o qualche arte e condizione di persone, come i fornai, i calzolai, le donne giovani e i mariti vecchi, e altre somiglianti bizzarie. Queste mascherate uscivano sul far della sera, e al chiarore delle faci percorrevano la città fino a notte avanzata, seguite dalla folla strepitante e plaudente, pittori, scultori, poeti facevano a gara nell'inventarne di più strane e fantastiche; e per renderle più gioconde, a quel modo che non si guardava a spese, non si aveva rispetto alla moralità. « Era cosa molto bella, dice il Vasari, vedere di notte venticinque o trenta coppie di cavalli ricchissimamente abhgliati, coi loro signori travestiti secondo il soggetto dell'invenzione, sei o otto staffieri per uno, vestiti d'una livrea medesima, con le torce in mano, che talora passavano il numero dr quattrocento, e il carro poi, o trionfo, pieno d'ornamenti o di spoglie della vittoria (1). » Ora, prima di Lorenzo siffatte rappresentazioni non erano accompagnate da canto alcuno, e fu il Magnifico che pel primo pensò di completarle, scrivendo quelle canzoni, che per essere destinate a cantarsi in simili circostanze, egli chiamò Canti carnascialeschi. La cinica licenziosità di alcune di queste poesie, rivela 'a corruzione del poeta che le scriveva e del popolo che le cantava; il canto dei calzolai, ad esempio, è tale che la decenza non permette alle persone costumate di ripeterlo. Eppure queste novità furono da tutti applaudite: i Trionfi licenziosi, accompagnati da più licenziose canzoni, formavano uno crei favoriti divertimenti dì un popolo fiorente per ricchezze e cultura, ed uno dei mezzi di governo di Lorenzo il Magnifico ! Vero è che non sempre mascherate e spettacoli offendevano sfacciatamente la decenza. Lorenzo, mettendo talvolta mano ai popolari divertimenti li nobilitava, adornandoli di tutte le grazie inspirategli dal sentimento ch'egli aveva squisitissimo del-
(l) Citato dal Roseoe, The life of Lorenzo dei Medici, Chap. V.