IL SENTIMENTO DELL'AMICIZIA NEL PETRARCA.
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abbracciati : tu me tuis affcctibus, ego te compicciar meis. Non ci sia nessun giorno, nessuna notte, nessun viaggio, nè occupazione, nè gioja, nè travaglio, nè riposo, rlie ci trovi l'uno dall'altro divisi. Se uno di noi prenda un libro, e quello stesso l'altro pur prenda; e dove ad uno venga fatto di aprirlo, ivi legga pur l'altro; se in un erboso cespo si assida uno di noi, pensi che l'altro gli sta al fianco; se fra sè stesso ragiona o con altri, immagini che al suo discorso l'assente amico presti intento l'orecchio: insomma qualunque cosa dica o faccia, dovunque vada, sempre l'un pensi che l'altro gli stia d'accanto »?
In queste parole c'è un affetto uguale, se non maggiore, a quello del Canzoniere; c'è una tenerezza, quasi direi femminile; e noi vediamo l'innamorato di Laura spezzare il proprio cuore tra lei e i suoi cento amici; noi sentiamo com'egli fosse facile a dividere il proprio affetto, e a distribuirlo qua e là prodigamele.
I conforti nelle sventure, i consigli di saggezza, di coraggio, di virtù, le amorevoli riprensioni, gli slanci di affetto, le meditazioni ascetiche, gli elogi, i ringraziamenti, il piangere, il lamentarsi, l'umiliarsi, l'inorgoglirsi, tutto ciò si alterna nella sua corrispondenza cogli amici: egli è sempre pronto, anzi pare che stia attento a spiare ogni occasione per parlare con loro ; per effondere, per gettar fuori quello che pensa, quello che sente, quello che crede.
Non c' è occasione che egli trascuri, dalle grandi alle piccole, dalle solenni alle più modeste, per mettersi in comunicazione colle persone che gli sono care: come consola il vescovo di Cavaillon per la morte di un fratello; come conforta Donato Al-banzani dei dolori dell'esilio; come piange la morte del vescovo di Lombez; cosi descrive una cena avuta a Suzzara, tra le mosche, le zanzare e le rane; cosi racconta le avventure di un cane di un suo amico, e di lì prende occasione a tessere le lodi dei cani ; così detta le leggi che si debbono osservare nei conviti ; così racconta la visita che ebbe di un ridicolo ciarlone.
Egli ha per amici principi, re, cardinali, dogi, letterati, vescovi, soldati; e da tutto prende argomento per scrivere ad essi; per consolarsi della loro lontananza, comunicando loro i propri pensieri.
Noi possediamo una cospicua raccolta delle Epistole del Petrarca. Queste Epistole, divise in tre parti, le Familiari, le Varie, le Senili, e che sommano a parecchie centinaja, sono pervenute ai posteri per volontà espressa di chi le scriveva.
Sentiamo che cosa ci racconta il Petrarca stesso a questo proposito.
Egli scrive nel 1359 al suo Socrate (così chiama un Luigi di Kampen, fiammingo, che aveva conosciuto nel 30), egli scrive, dunque, che circondato da scomposti mucchi di lettere, oppresso da farragine di carte, pensava di dar tutto alle fiamme. Poi, « E perchè, dissi tra me, non potrei a guisa di stanco viandante, che da un'alta torre riguarda al lungo cammino percorso, ritornare sull'orme mie e misurare i passi della mia giovinezza?»
E infatti si mise a scegliere, a rileggere, a frugare; e finì per gettare sul fuoco più di mille tra poesie e lettere: mille vel eo amplius seu omnts generis sparsa
poemata, seu familiares epistolas.....Vulcano corrigendas iradidi, non sine
suspirio quidem.
E mentre bruciavano, « alcune poche, egli seguita, me ne vennero vedute in un canto {panca quidem animadverti in angulo iacentia), serbate più dal caso che dalla volontà, e copiate dai miei familiari; e a queste fui indulgente, a queste risparmiai la vita: his ego indulgentior fui: vivere passus sum. » E queste poche lettere trovate in un cantuccio, sono le 347 epistole da lui intitolate de Rebus Fa-miliaribus, divise in 24 libri, e dedicate a Socrate. Alle quali poi sono da aggiungere le 65 Variae, e le 12*2 dei 17 libri delle Senili.
Queste lettere del Petrarca che ci hanno servito in gran 'parte a studiare il carattere di lui, ora dobbiamo esaminarle in sè stesse.
E prima di tutto è necessario che ci domandiamo quale sia il loro carattere, cioè se si abbiano da considerare come lettere vere e proprie, cioè come improvvisa effusione di affetti, come spontanea manifestazione di idee e di pensieri, come espres