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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VENTES1MOQU1MO
   IL SENTIMENTO DELL'AMICIZIA NEL PETRARCA.
   Le Epistolae in prosa.
   Fra i sentimenti dai quali fu più profondamente dominato il Petrarca noi dobbiamo senza dubbio porre quello dell' amicizia.
   Natura, come sappiamo, eccessivamente espansiva e sensibile; cuore ammalato e tormentato da inconsapevoli desiderj, da cupe melanconie, da accese voglie, da stanchezze sempre nuove, da sempre nuovi bisogni, è naturale ch'egli cercasse spesso rifugio nel seno degli amici; ed anche che egli chiedesse all'amicizia quello che gli era ricusato dall'amore, un mutuo conforto degli spiriti, una corrispondenza franca ed aperta all'affetto di cui riboccava l'anima sua.
   Fu già notato, e giustamente, che il Petrarca intendeva 1' amicizia alla maniera degli antichi, e specialmente alla maniera di Cicerone.
   Ma questo però non fa sì che essa non sia in lui un sentimento vivo e prepotente. Se anche egli qualche volta teorizza, se ci dice che fondamento dell'amicizia è la virtù (1), se anche troppo spesso si ricorda del dialogo famoso dell'antico a lui prediletto, e troppo spesso lo cita, ciò non toglie che non ci sia in lui un profondo e sincero e nobile affetto che lo stringe agli amici, e che accomuna e affratella il suo spirito a quello di loro.
   È verissimo quello che egli scrive: « io non adopero artifici nelle amicizie, da quello in fuori di molto amare, molto fidarmi, niente fingere, niente nascondere, e avere sempre per gli amici il cuore sul labbro » (2).
   Nei momenti di maggiore sconforto, nei momenti nei quali più gli pesa quella solitudine, quella noja che gli stanno sempre accanto, egli invita gli amici a venire da lui, a far vita comune con lui; e lo fa con accese parole; ed offre tutte le cose sue, tutto sè stesso, pur di potersi adagiare sopra un petto fraterno, pur di potersi riposare e consolare in un volto amico: « Quanto ho, quanto so, quanto posso; quanto favore e studio e consiglio da me potete sperare; tutte le mie sostanze, tutti i miei libri e questi orticelli e tutto me stesso io vi pongo dinanzi e vi offro: Quid igitur ecepectamus? Quid mari et montibus flwninibusque distrahimur? Cur non tandem domus una coniungit quos olim iunxit unitas volunlatum ? » (3).
   Il sentimento dell'amicizia prende, a quando a quando, nel Petrarca un tuono che somiglia quasi all'amore. Chi non direbbe, per esempio, scritte ad una donna amata queste parole: (4) «la forza del vicendevole amore sempre ci tenga insieme
   (1) Ved. De Reb. Fam. XVIII, 8.
   (2) Ivi.
   (3) De Reb. Fam. Vili, 4.
   (4) De Reb. Fam. XXII, 4.