IL PETRARCA E I TROVATORI. 5-11
poeta. Egli trova in Pier Vidal una strofa che dice: « Se io so dire o fare qualche cosa, lo debbo a lei che m'ha dato scienza e conoscenza ». Trova lo stesso concetto in altri trovatori; e dice che il Petrarca li ha imitati nei versi:
Onde s' alcun bel frutto Nasce di me, da voi vien prima il seme; Io per me son quasi un terreno asciutto, Colto da voi ; e '1 pregio è vostro in tutto (1).
Ma lo scrittore francese pare che ignorasse che un tale pensiero non era davvero un furto fatto ai trovatori, perchè non era, come in quelli, una frase di moda, un complimento obbligato; ma era invece nel Petrarca un sentimento vero, tanto vero e profondo, che i versi citati della canzone sesta, paiono quasi traduzione di un suo periodo latino, scritto nel libro dove il Petrarca fu più sincero, dove volle spogliarsi d'ogni retorica, dove confessò di sè stesso tutto il bene e tutto il male. Nel Secretum infatti egli dice (2) che non sarebbe arrivato ad essere quel che era, se Laura non avesse in lui coltivato quel piccolissimo seme di virtù che la natura
gli aveva posto nel petto: nisi virtutum tenui ssimam sementem.....coluìsset;
propriamente quasi lo stesso che dire:
.....s' alcun bel frutto
Nasce di me, da voi vien prima il seme.
Dovremmo noi supporre che anche scrivendo il Secretum, il Petrarca pensasse a Pier Vidal?
E del resto, il dire alla donna amata, quello che io sono, lo sono per te; il credere la donna amata maestra di bene, di virtù, di gentilezza; il sentirsi per essa infiammati ad essere nobili e generosi, non è forse un sentimento comune a tutti gli uomini che fortemente e nobilmente hanno amato ?
Anche il novero e grande Leopardi sentiva che
Ad atti egregi è sprone Amor, chi ben l'estima;
ed il signor Gidel non crederà, speriamo, eh' egli imitasse il suo trovatore.
Lo stesso scrittore ode alcuni trovatori che si lamentano perchè nella notte si raddoppino i loro dolori, ed egli subito ci trova riscontro colla quartina :
Tutto il di piango; e poi la notte, quando Prendon riposo i miseri mortali, Trovom' in pianto e raddoppiarsi i mali: Così spendo'l mio tempo lacrimando.
Bisogna non conoscere il Petrarca per sospettare in questi versi un'imitazione. Prima di tutto, sono mille i luoghi dove il Petrarca parla delle sue notti insonni, paurose e piene di lagrime. Ma poi, se anche questo non fosse, quale è l'uomo che
(1) 11 signor Gidel cita i versi del Petrarca cosi (pag. 110):
.....L' amoroso pensiero
Onde s'alcun bel frutto ch'alberga dentro Nasce di me, da voi vien prima il seme; Io per me son quasi un terreno asciute (sic) Colto da voi, e '1 pregio e (sic) vostro in tutto. Dobbiamo noi misurare da questa citazione la sua conoscenza della lingua italiana e della poesia petrarchesca?
(2) Pag. 355.