5h) CAPITOLO VENTES1M0QUART0.
lambiccati, stiracchiati ripotuti ; con tutte le sue smanie a freddo, con quel frasario sonoro e rimbombante di fuori, e cbe tradisce il vuoto che è dentro.
Potreste voi credere che il Petrarca sentisse veramente 1' amore nel momento in cui domandava:
Di qual sol nacque 1' alma luce altera Di que'begli occhi ond'io ho guerra e pace, Che mi cuocono '1 cor in ghiaccio e in foco?
o quando andava gingillandosi in comparazioni come queste:
Amor m'ha posto come segno a strale, Come a sol neve, come cera al foco, E come nebbia al vento ; e son già roco. Donna, mercè chiamando; a voi non cale;
spiegando poi nella prima terzina che
I pensier son saette, e '1 viso un sole, E '1 desir foco .... ?
Anche il Petrarca ha i suoi momenti di dimenticanza, di esaurimento, di sonno; o se in quei funesti momenti egli scrive, tace il genio e vince la scuola. Ed allora esce fuori tutto l'armamentario poetico o retorico che vogliamo dirlo, dei vecchi poeti; allora l'immagine \iva della donna impallidisce e si nasconde; allora i con-cettini luccicano ed abbarbagliano, le antitesi fanno ai cozzi fra loro ; le arguzie, le metafore, i tropi ballonzolano importuni e sgarbati ; allora nasce il vento angoscioso eli sospiri, la pioggia delle lacrime, la nebbia degli sdegni; e gli occhi di Laura diventano la finestra
Ond'Amor gli avventò già mille strali;
e L'aura, sospirando, move il verde lauro e l'aureo crine; ed è in que'momenti che il povero poeta, per abbracciare un lauro, casca nel rio; è in quei momenti che seguono le sue metamorfosi in albero, in cigno, in sasso, in fonte, in eco, in cervo.
Questi difetti provengono senza dubbio dall'ambiente letterario nel quale viveva il poeta.
Però anche in questo argomento ci è stato chi ha spinto le cose all'esagerazione
Confessiamo pure che Laura a quando a quando da donna si muta in castellana, da essere reale in tipo di convenzione, da creatura umana in fantasma impalpabile. Confessiamo che il Petrarca non sa qualche volta liberarsi dalla maniera letteraria del paese dov' egli passò i migliori anni della sua vita, e dove (quel che più importa a notarsi) amò e cantò di amore.
Ma non andiamo più in là; ma non pretendiamo di trovare delle vere e proprie imitazioni di frasi, di concetti, di parole.
È un sistema che si è introdotto oggi nella critica letteraria quello di vedere l'imitazione dappertutto dove ci sia una somiglianza, anche la più tenue, la più lontana, la più fuggevole ; ed è un sistema contro il quale io non cesserò mai di combattere, perchè mi pare assurdo, perchè mi pare che disconosca questo grande principio, che il cuore umano, quando è scosso dall'affetto, parla sempre lo stesso linguaggio.
Il signor Gidel, francese, ha scritto un libro intitolato I Trovatori e Petrarca (1), nel quale mi pare appunto che vada applicando questo metodo al nostro grande
(1) Les Troubadours et Pétrarque. Thèso présentée à la Faculté des Lettres de Paris. — Angers, 1857.