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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VENTESIMOQUARTO.
   IL PETRARCA E I TROVATORI.
   Ci si presenta ora la questione se il Petrarca conoscesse le poesie dei Trovatori, e se conoscendole, le imitasse.
   Quanto a conoscerle, io non credo che possa nutrirsi il più piccolo dubbio. Basterebbe ricordarsi che il Petrarca visse molti anni della sua vita in Provenza, mescolato alla società più elegante di Avignone, per essere sicuri che a lui non potevano restare sconosciuti i versi dei trovatori. Ma ne abbiamo poi anche una prova di fatto nel ricordare ch'egli fa molti di essi nel Trionfo d'Amore. Sono versi che tutti senza dubbio conoscono, ma che non ostante io debbo qui riferire:
   Fra tutti il primo Arnaldo Daniello, Gran maestro d'amor; ch'alia sua terra Ancor fa onor col dir polito e bello.
   Eranvi quei ch'Amor si leve afferra, L'un Pietro, e l'altro; e '1 men famoso Arnaldo; E quei che fur conquisi con più guerra:
   I'dico l'uno e l'altro Raimbaldo, Che cantar pur Beatrice in Monferrato; E '1 vecchio Pier d'Alvernia con Giraldo;
   Folchetto, eh'a Marsiglia il nome ha dato. Ed a Genova tolto, ed all'estremo Cangiò per miglior patria abito e stato; 1 Giaufrè Rudel, ch'usò la vela e 1 remo A cercar la sua morte; e quel Guglielmo Che per cantar ha'1 fior de'suoi di scemo;
   Amerigo, Bernardo, Ugo ed Anselmo: E mille altri ne vidi, a cui la lingua Lancia e spada fu sempre, e scudo ed elmo.
   Noi sentiamo qui ricordati tutti i trovatori più famosi, a capo dei quali sta Arnaldo Daniello; poi i due Pietri, che sono Pietro Rogier e Pietro Vidal ; il men famoso Arnaldo, che è Arnaldo di Marevis ; i due Rambaldi, Rambaldo d'Orange e Rambaldo di Vaqueiras; Giraldo di Borneil ; Guglielmo di Cabestaing; Amerigo di Péguilain; Bernardo di Ventadour; Ugo di Saint-Cir; Anselmo Faydit.
   Prova più certa e più chiara che il Petrarca conobbe la lirica dei trovatori, non potrebbe desiderarsi.
   Ma, se anche questa mancasse, ci sarebbero delle altre prove: quella per me importantissima degli intrecci di rime da lui usati nelle Sestine, che sono certo imitazione dei provenzali; e tutta la Canzone IX, dove io credo che il Petrarca