L'AMORE DEL PETRARCA.
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Mentre la l.a parte del Canzoniere è irta di contradizioni, e ci sentite l'uomo che si dibatte tra la carne e lo spirito, tra Laura e Dio ; nella 2.a invece quel mare burrascoso è tornato in calma. La donna fatta immortale chiama a sè il poeta, che ormai non aspira più che al cielo, dove sa di ritrovare Laura, come compimento di beatitudine, dove si figura che Laura l'aspetti :
Ond'io voglie e pensier tutti al ciel ergo, Pe'rch'io l'odo pregar pur ch'i' m'affretti (1).
Solo partendo da questi concetti fondamentali, solo guardando da questo punto di vista il Canzoniere, si può studiare ed intendere 1' arte del Petrarca, e valutarne la grande bellezza.
La novità di quest'arte, ha detto Quinet, consiste nell'aver sentito per il primo che ogni momento della nostra esistenza contiene in sè la sostanza di un poema, che ogni ora contiene una immortalità.
Ed è verissimo. Ma questa non è ancora tutta la novità del nostro lirico. L'altra metà di essa consiste nell'avere cantato un amore reale ed umano; nell'avere respinte da sè le tendenze filosofiche ed allegoriche del Guinicelli, nell'avere fatta discendere sulla terra la donna; nell'avere ricollocata sopra il suo altare l'umanità.
La Beatrice di Dante si perde nelle trascendenze aeree e simboliche del poeta. E un sospiro, un alito, una trasparenza, un sogno, che vanisce sempre più e più, nei deserti teologici del paradiso. È più angiolo che donna; anzi, veramente, di donna non ha nulla: è uno spirito senza carne, è un riflesso della luce divina, è
una cosa venuta Di cielo in terra a miracol mostrare;
e per questo, rivolata subito al cielo,
Nel trono che i suoi merti le sortiro.
Laura invece è un essere terreno; e terreno, umano è l'amore del suo poeta per lei. Egli si figura che ella non possa essere pienamente felice neppure nel cielo, finché non l'abbia lassù raggiunta l'amante:
Te solo aspetto.......
si fa dire da lei. L'umanità prende il posto del paradiso, e lo vince, lo detronizza.
.Beatrice va sempre più distaccandosi da tutto ciò che sa di terreno, a misura che passa dalla Vita Nuova al Purgatorio; dal Purgatorio alle sfere celesti.
Laura va invece sempre più umanizzandosi: essa per noi è più donna nella seconda che nella prima parte del Canzoniere; e nei Trionfi confessa il proprio amore con serena franchezza.
Questo discendere, dunque, nei penetrali del proprio spirito, e afferrarne o i dolori o le gioie; e di un istante che fugge fare un poema immortale; questo scrutare sè stesso e convertire in arte ogni stilla di pianto, ogni desiderio, ogni palpito ; questo distaccarsi dai nebbiosi simbolismi medievali, e rivedere l'umanità quale è, e risentirla nella sua verità: questo è che fa del Petrarca il primo lirico dei tempi moderni; questo che lo fa erede dell'antica e annunziatore dell'arte nuova.
Laura, ha detto ancora Quinet, prende il posto della Chiesa rovesciata; io direi, allargando quel concetto, che nella poesia del Petrarca l'Umanità riprende possesso di sè medesima; che l'uomo rivede, riama, ribenedice finalmente la natura, e comincia quell'inno immortale che traverso ai secoli dura fino sulle labbra di By-ron, di Gòtlie e di Leopardi.
(1) Son: Gli angeli eletti e l'anime beate.
Bartoli. Letteratura italiana. 63