544 capitolo ventesimo Terzo.
E' si fa rispondere da lei:
..........Mai diviso
Da te non fu '1 mio cor, nò giammai fia;
Ma temprai la tua fiamma col mio viso;
Perchè a salvar te e me nuli'altra via
Era alla nostra giovinetta fama ;
Nè per ferza è però madre men pia.
Però, anche in codesto campo sconfinato dell'immaginazione, dove egli ormai vede Laura, dove la vede quale la desidera; anche in codesto campo, un dubbio gli resta; ed è un dubbio capitale, un dubbio il quale mostra che tanto poco innanzi era proceduto l'amore del Petrarca, che egli non sapeva neppure se piaceva o no a Laura.
Ella, che pure ha detto che il suo cuore non fu mai diviso da quello del poeta ; ella che ora gli spiega le sue ire e i suoi saluti, e che dice
Fur quasi eguali in noi fiamme amorose, ella poi non vuol dire se il poeta gli piacque:
S' al mondo tu piacesti agli occhi miei,
Questo mi taccio.....
ossia, è il poeta che lo tace, perchè non lo sa.
In vent'anni di amore non poter giungere a conoscere se piacete o no alla donna amata, è segno chiaro che codesta donna voi l'avete amata più coi sospiri che coi fatti; e questo mi pare che confermi luminosamente tutta la critica della l.a parte del Canzoniere; e questo mi pare che mostri all'evidenza come una tal donna non abbia una storia a sè, ma si confonda collo spirito dell'amante, dentro il quale essa vive; mentre appena ne esce, non è più quella, anzi non è più nulla.
Di lei è quindi naturale e vero che dica il poeta:
E di mille miei mali un non sapea (1).
Ma come potrebbe esser vero, se fosse vera la Laura della l.a parte del Canzoniere?
Così dunque noi non abbiamo diritto di accusare la donna ; ma anzi, anche nella figura di lei, quale ci è data in penombra, in fuggevole e sottile profilo, nei versi immortali del nostro poeta, noi possiamo cogliere il ritratto del Petrarca. L'oggettività di Laura, soggettivandosi di continuo, ci dipinge l'anima dell'uomo sempre combattuta e divisa.
Il Canzoniere non è che la storia interiore, non dell' amante solo, ma di tutto il Petrarca.
Quindi che cosa accade? Accade che la morte della donna amata, la quale dovrebbe porre in iscompiglio e in tumulto l'anima sua, invece la calma, la acquata, le fa trovare l'equilibrio perduto.
Nella 2.a parte del Canzoniere voi vi trovate in un mondo diverso dal primo. Laura trasumanata, divenuta cittadina del cielo, rimane bensì donna, anzi è per noi più donna che mai;ma ella non sconvolge più i sensi del poeta, e quindi il mistico può adagiarsi tranquillo nel pensiero di lei, e alzarsi a volo a contemplarla lassù, più bella e meno altera (2), e confonderla nel suo cuore con Dio, e chiedere di volare
......su nel bel sereno,
Ch' i' veggia il mio Signore e la mia Donna (3).
(1) Canz.: Yergine bella, che di sol vestita.
(2) Son.: Levommi il mio pensier in parte ov'era.
(3) Son : E' mi par d'or in ora udirò il messo.