Stai consultando: 'Storia Letteraria d'Italia I primi due secoli', Adolfo Bartoli

   

Pagina (536/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (536/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   534
   CAPITOLO VENTESIMO TERZO.
   Con quella man che tanto desiai M'asciuga gli ocelli, e col suo dir m'apporta Dolcezza ch'uom mortai non senti mai (1);
   ella ora
   . . . . intentamente ascolta e nota La lunga istoria delle pene mie (2).
   Questa non è più la rigida donna vana e spesso crudele che ci ha dipinta il Petrarca; la donna dall'ingrato sopracciglio, la spietata e crudele, l'alpestra e cruda, Vaspra e feroce; ella non è più nulla di tutto questo, ma anzi è una nuova e soave e santa creatura. Ma quale è la Laura vera1? Nè quella nè questa. Fra il Petrarca e Laura, finché ella fu viva, si frapponevano il misticismo di lui e la riservatezza di lei ; nella donna amata, egli vedeva anche un pericolo, una tentazione, un peccato continuo. Com'egli caccia dalla sua porta la sventurata che gli dette il suo onore e lo fece padre; cosi caccia dalla sua mente, quanto può, l'immagine di Laura, e fugge e viaggia e si nasconde e si seppellisce tra i monti di Valchiusa e tra i libri, per non pensare a lei, perchè nell'angelo egli vede sempre anche la donna.
   Ma appena ella è morta, questo terribile dissidio sparisce. Non resta che l'angiolo solo. Tanto è vero, che egli non vorrebbe rivederla viva, perchè viva ritornerebbe un tormento:
   Nè vorrei rivederla in quest' inferno (3).
   Ogni dissidio sparisce, e tutto si muta in pace, in concordia, in armonia. Quelle che prima gli parevano crudeltà, ora diventano arti leggiadre. (4). Tutto il passato gli
   (1) Son.: Del cibo onde '1 Signor mio sempre abbonda.
   E ripete lo stesso nella Canzone VI in morte di M.a Laura:
   Quando il soave mio fido conforto, Per dar riposo alla mia vita stanca, Ponsi del letto in su la sponda manca, Con quel suo dolce ragionare accorto . . . .
   (2) Son.: Ripensando a quel, ch'oggi il cielo onora.
   (3) Son.: Spinse amor e dolor ov'ir non debbe.
   (4) Si leggano i due seguenti sonetti :
   L'alma mia fiamma oltra le belle bella, Ch'ebbe qui '1 ciel sì amico e sì cortese, Anzi tempo per me nel suo paese È ritornata, ed alla par sua stella.
   Or comincio a svegliarmi : e veggio ch'ella Per lo migliore al mio desir contese ; E quelle voglie giovenili accese Temprò con una vista dolce e fella.
   Lei ne ringrazio e '1 suo alto consiglio, Che col bel viso e co' soavi sdegni Fecsmi ardendo pensar mia salute.
   0 leggiadre arti e lor effetti degni : L'un con la lingua oprar, l'altra col ciglio, Io gloria in lei, ed ella in me virtute!
   Come va '1 mondo! or mi diletta e piace Quel che più mi dispiacque; cr veggio e sento, Che per aver saluto ebbi tormento, E breve guerra per eterna pace.