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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VENTESIMO TERZO.
   E '1 viso di pietosi color farsi, Non so se vero o falso, mi parea: I'clie l'esca amorosa al petto avea, Qual maraviglia, se di suturarsi1?
   Non era 1* andar suo cosa mortale, Ma d'angelica forma; e le parole Sonavan altro che pur voce umana.
   Uno spirto celeste, un vivo sole Fu quel ch'i' vidi: e se non fosse or tale, Piaga per allentar d' arco non sana.
   Il Sonetto è chiarissimo, e non ha bisogno di nessuna spiegazione. In esso è dipinta Laura quale la vedeva Petrarca coi suoi occhi di poeta e di amante. Ascoltate ora il De Sade come sciupa questa bella poesia colle sue cervellotiche supposizioni (1): « Laura, egli scrive, era divenuta celebre: non arrivava nessuno ad Avignone che non fosse curioso di vederla. Ma sebbene ella non avesse che trent*anni, era già assai deperita, sia per i parti (i famosi parlubus del Serreium), sia per qualche malattia o per dispiaceri domestici. Ora accadde che nel 1342 arrivasse ad Avignone un gran personaggio, che tosto volle vedere questa celebrata bellezza. Ma vistala, siccome si aspettava qualche cosa di straordinario, non potè trattenersi dal dire : come1? è dessa quella meraviglia che ha levato di sè tanto rumore, e che a tourné la téle à Pélrarqueì E il poeta rispose a queste parole col sonetto:
   Erano i capei d'oro all'aura sparsi.
   Ma non si direbbe da questo tuono di sicurezza, da questa allermazione recisa che il De Sade sapesse tutto questo di buon luogo, che lui stesso nel 700 avesse sentito quel che diceva nel 300 il -gran personaggio arrivato ad Avignone1?
   E pazienza ancora se nel sonetto ci fosse una parola, un cenno, un fuggevolissimo cenno della risposta del personaggio. No, nulla, nulla affatto. Tutto è parto della immaginazione del De Sade, o piuttosto della frenesia di crearsi una Laura storica secondo i suoi gusti, e che potesse sempre riscontrare colla signora De Sade moglie del suo antenato.
   Io non intendo punto con queste parole di detrarre al merito del paziente storico francese, il quale ha grandemente contribuito al progresso degli studi petrarcheschi ; e che ha fatto nel secolo scorso un' opera sul Petrarca che nessuno, neppure oggi, può dispensarsi dallo studiare. Noi avremo anche in seguito l'occasione di vedere che il De Sade ili molte quistioni ha colto più giusto di quelli che lo avevano preceduto, e di parecchi di quelli che gli sono venuti dopo.
   Ma nella quistione di Laura, egli ha sempre un preconcetto che lo acceca, che non gli lascia vedere la verità, che lo leva di strada e lo fa andare almanaccando le storie più inverosimili, e gli fa fare, non dirò della critica congetturale, ma della critica affatto cervellotica. Da questa sua stessa fissazione dipende la pretensione ch'egli ha di fissare la data di quasi tutte le poesie della l.a parte del Canzoniere, e di collegare insieme poesie che spesso non hanno niente che fare tra loro.
   E da tutto questo è derivato se altri ha preteso di fare dell'amore del Petrarca un romanzo quasi diviso in tanti capitoli, e se qualcheduno ha gettato su Laura parole di disprezzo e di accusa.
   Per es. che prove ha il signor Mezières (2) per dire che dalla fine del 33 o dal principio del 34, il Petrarca cominciò a lottare contro la propria passione, e fece ogni sforzo per liberarsene ? Chi gli ha detto, perchè egli possa spacciarlo coinè un fatto
   (1) Mém., Il, 60.
   (2) Op cit. p. 60.