l'AMOUE DEIi PETRARCA. 531
Dunque, dice (notate bene quel dunque, che lega il concetto della prima terzina colle due quartine precedenti), dunque, se tanto in me ò il bisogno di fuggire l'assalto dei vostri occhi, l'esser tornato tardi a rivedervi,
. . . s' a veder voi tardo mi volsi,
è una colpa degna di scusa, perchè il riavvicinarmi a voi, è riawicinarmi a chi mi strugge:
Per non ravvicinarmi a chi mi strugge.
Questo verso solo basterebbe a spiegare tutto il Sonetto. Si potrebbe supporre che il Petrarca dicesse che Laura lo strugge solamente quando egli la visita in casa sua? No, perchè noi sappiamo come la vista di Avignone bastasse a riaccendere tutte le sue fiamme amorose. Ma dunque anche qui bisogna intendere nel riavvicinarsi il tornare ad Avignone; ma dunque il volgerai a vederla non accenna a visite, e si lega invece strettamente col concetto della fuga, e non vuol dir altro che egli è tornalo alla città dove abita Laura.
Ed ora sentite, di grazia, tutto quello che il De Sade ricama su questo innocente Sonetto, innocente davvero di queste chiose profanataci. Traduco letteralmente le sue parole: « Io ho già detto che Petrarca al suo ritorno dalla Germania, avendo formato il progetto di guarire dal proprio amore, fuggiva Laura e si ritirava nei luoghi più deserti e selvaggi. Quando per caso egli la incontrava per le strade di Avignone, evitava di avvicinarsele, e passava rapidamente dall'altra parte. Questa affettazione dispiacque a Laura: sia che per un movimento di vanità, così naturale alle donne, ella fosse ben contenta di conservarsi un amante che aveva acquistata una certa reputazione; sia ch'ella fosse meno insensibile all'amore del Petrarca; ed un giorno avendolo incontrato, ella gettò su di lui uno sguardo più tenero del solito. Un favore tanto grande e tanto insperato, fece svanire tutti i progetti del Petrarca; invece di fuggire da Laura, egli le si avvicinò di più. Ella gli fece senza dubbio qualche rimprovero, che diede luogo al Sonetto seguente », al Sonetto, cioè, che ho sopra riferito.
Vedete quante belle cose, quanti minuti particolari conosce l'abate De Sade. Ma il bello è questo, che, secondo lui, uno sguardo dolce di Laura, un suo rimprovero per la lontananza dell'amante, avrebbero spinto questi a rispondere che vuol fuggire di nuovo, che anzi non ci sarà luogo tanto selvaggio dove egli non cerchi di rifugiarsi :
Da ora innanzi faticoso od alto Loco non fia, dove '1 voler non s'erga.
E il De Sade segue sempre questo sistema. Trova i due sonetti dove chiaramente, evidentemente il Petrarca si mostra geloso dello specchio di Laura; ed egli invece dello specchio, dice che si tratta di un rivale preferito (1). Trova un sonetto dove è detto che Laura piangeva (2), ed egli scrive che il Petrarca andò a visitarla in occasione della morte della madre di lei.
Ma ci sono anche delle stranezze maggiori. Ognuno si ricorda senza dubbio di questo, che è trai più belli e più noti sonetti del Canzoniere:
Erano i capei d'oro all'aura sparsi, Che 'n mille dolci nodi gli avvolgea: E '1 vago lume oltra misura ardea Di quei begli occhi eh' or ne son sì scarsi ;
(1) Mèra, II, 483.
(2) Ivi, 559.