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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO VENTESIMo TERZO.
   more richiamava liete memorie, felice di veder Laura e Petrarca nel proprio giardino, colse le due rose più belle e le donò loro, dicendo » ecc.
   Non si direbbe forse che questo fosse un racconto fondato su documenti autentici ?
   Ma come: Laura passeggiava, e il Petrarca la seguiva? E chi ve lo ha detto? Avete qualche passo del Canzoniere che vi autorizzi a questa asserzione ?
   Essi entrarono nel giardino di un vecdiio amabile? Si direbbe che l'ah. I)e Sade fosse stato presente a tutto questo, che li avesse egli stesso veduti, egli che racconta la passeggiata mattutina e la scena delle rose, con tanta sicure /./.a e in tutti i suoi particolari.
   Io invece sarei molto più inclinato a supporre, vero forse il dono delle rose ; vero anche che codesto dono
   E l'uno e l'altro fe'cangiare il viso;
   ma poi, aggiunte dal poeta, e cambiate le circostanze del fatto. Ad ogni modo, il pretendere di rappresentarci quasi Laura e il Petrarca che passeggiano a braccetto per un giardino, e ricevono, come cosa nota a tutti, il complimento del loro amore, come un mi rallegro dopo il matrimonio, questo è fraintendere e falsare affatto il carattere dell'amore Petrarchesco; e secondo codesto concetto Laura diventa veramente una creatura sciocca e antipatica; il Petrarca, un timido e insulso seminarista.
   Ma non è vero. Voi non potete mai sorprendere Laura in nessun rapporto diretto ed intimo col poeta. Voi in tutta la prima parte del Canzoniere, ossia in tutte quelle moltissime poesie fatte finche Laura fu viva, non avete un fatto solo dal quale risulti che essi s'intesero, che Laura volle o potè incoraggiare l'amore del suo poeta.
   Certo che il contrario si crederebbe leggendo, per esempio, in fronte ad un Sonetto: Rimproverato di aver tanto differito a risitarla, ne adduce le scuse. Se dunque ella lo rimproverava di non visitarla, l'amore del Petrarca, sia pure purissimo, era un amore corrisposto, e voi, o non intendete più le contradizioni dei Canzoniere, quel suo rimaner sempre allo stesso punto, o dovete accusar Laura del più brutto peccato che possa avere una donna, quello di essere allettatrice per sola vanità.
   Ma il vero è che codeste sono fantasie e allucinazioni di commentatori. Il Sonetto nel quale si dice che il poeta si scusa di essere stato lungo tempo senza visitarla, è qjiesto:
   Io temo sì de'begli occhi l'assalto, Ne'quali Amore e la mia morte alberga, Ch'i'fuggo lor, come fanciul la verga; E gran tempo è ch'io presi'1 primier salto.
   Da ora innanzi faticoso od alto Loco non fia, dove '1 voler non s'erga; Per non scontrar chi i miei sensi disperga. Lassando, come suol, me freddo smalto.
   Dunque s'a veder voi tardo mi volsi, Per non ravvicinarmi a chi mi strugge, Fallir forse non fu di scusa indegno.
   Più dico: che '1 tornare a quel ch'uoin fugge, E '1 cor che di paura tanta sciolsi, Fur della fede mia non leggier pegno.
   Analizziamolo un poco.
   Il poeta dice che per paura degli occhi di Laura è gran tempo che ha preso 7 primier salto, cioè che è fuggito ; e nella seconda quartina seguita affermando che d'ora in poi fuggirà anche più lontano, anche in luoghi più faticosi ed alti. Ma, mentre egli dice questo, egli è pure tornato ; e sembra quasi voler trovare una scusa alla sua lontananza, alla sua troppo lunga lontananza.