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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'amore del petrarca. 520
   altre, baciò gli occhi e la fronfe di una di esse; ed in quest'una, naturalmente, noi siamo sicuri di riconoscere Laura, sia perchè il Sonetto fa parte del Canzoniere, sia per l'ultimo verso di esso:
   Me empiè d'invidia l'atto dolce e strano.
   I commentatori si sono affaticati a ricercare chi fosse codesto principe. C' è stato chi ha sostenuto che fu l'imperatore Alberto ; chi, Carlo d'Angiò; chi, il re Roberto di Napoli. L'ab. De Sade ha invece, e con buone ragioni (1), voluto dimostrare che si tratta di Carlo di Lussemburgo.
   Ma questo per noi non ha che una importanza secondaria. Quello che a noi preme di più è di stabilire che nel Canzoniere si accenna a dei fatti nei quali Laura apparisce necessariamente come personaggio reale. Questo per noi basta. Anzi niente più di questo possiamo ammettere. Andando al di là, oltrepassando questo confine, si cade facilmente nell'assurdo, e si corre rischio di travisare tutta la storia dell' amore Petrarchesco.
   Ecco qua un altro Sonetto del Canzoniere:
   Due rose fresche, e colte in paradiso L'altr'ier, nascendo, il dì primo di Maggio, Bel dono, e d'un amante antiquo e saggio, Tra duo minori ugualmente diviso:
   Con sì dolce parlar, e con un riso Da far innamorar un uom selvaggio, Di sfavillante ed amoroso raggio E l'uno e l'altro fe'cangiare il viso.
   Non vede un simil par d'amanti il sole, Dicea ridendo, e sospirando insieme; E stringendo ambedue, volgeasi attorno:
   Così partla le rose e le parole : Onde '1 cor lasso ancor s'allegra e teme. 0 felice eloquenzia! o lieto giorno!
   È ben facile intendere quello che il Petrarca racconta. Un vecchio galante regalò due rose a Laura e al Petrarca, dicendo:
   Non vede un simil par d'amanti il sole.
   Noi abbiamo qui un fatto che non possiamo mettere in dubbio. Ma tutte le circostanze del fatto ci restano ignote.
   Dove erano Laura e il Petrarca quando ebbero il dono delle rose1? E V amante antiquo e saggio che le donò loro, sapeva o indovinava o supponeva o augurava il loro amore1? Erano essi insieme deliberatamente o per caso1?
   II Petrarca non dice nulla, e noi non abbiamo diritto di leggere tra rigo e rigo, di leggere più di quello che egli non ha scritto. Anche da questo sonetto apparisce dunque chiara, incontestabile la realtà oggettiva della donna ; ma non ne salta fuori niente di più di quel che già sapevamo intorno alla sua relazione amorosa col poeta.
   Ma sentiamo ora quello che scrive l'abate De Sade (2): « il 1° di maggio Laura passeggiava al mattino, come di solito, colle sue compagne. Petrarca la seguiva. Si fermarono davanti al giardino di un vecchio amabile, che aveva consacrata tutta la vita all'amore. L'età avendolo costretto a rinunziare ai suoi piaceri, egli si divertiva a coltivare i fiori. Questo buon uomo, al quale l'immagine dell'a-
   (1) Ved. Net. XVIII.
   (2) Mem. II, 3C2.
   I'artoli. Letteratura italiana
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