526 capitolo ventesimoseco.ndo.
Un moderno scrittore (1) ci dice che la Laura del Petrarca « è uria dea, e non è ancora una donna». Possiamo noi accettare un tale giudizio? Non mi paro. Quello che fosse Laura obiettivamente non lo sappiamo; quello che fosse per il Petrarca è chiaro: era una dea quando egli era un angelo; tornava donna quando egli tornava uomo.
La ragione per la quale « l'amore del Petrarca non fa un passo, è avvolto in un costante equivoco »: codesta ragione non è che il poeta consideri Laura sempre come una dea; ma anzi perchè spesso la guarda e la desidera come donna, e si spaventa poi del proprio ardire, ed ha rimorso del proprio peccato; o quindi fa un passo avanti e due indietro. Se egli le dice il vero, si sente mutare in un sasso. Ma codesto vero dunque egli lo pensa; e sente rispondersi: io non son chi iu credi (2). E dunque ancora, ci sono dei momenti nei quali Laura è donna, affatto donna; e la dea è rivolata nel cielo.
Neppur mi par vero quello che lo stesso critico dice, che « la donna del medio evo o è rozza materia di piacere, frutto di plebea barbarie, o è concezione metafìsica e religiosa; o è terra, o è dea ».
Basterebbe, mi pare, la Francesca da Rimini, quale fu concepita da Dante, a smentire questo giudizio così assoluto. Ma anche senza risalire al sommo poeta, si potrebbe domandare: e, per esempio, la Beatrice di Monferrato cantata da Ram-baldo di Vaqueiras, era terra o era dea? e per esempio molte delle eroine dei romanzi di avventura francesi, erano dee o erano terra? era terra o era dea 1' amante, la sposa, la sorella, l'amica di Abelardo, la divina Eloisa?
Ed anche Laura, nel cuore del Petrarca era, nè dea nè donna, ma or l' una e ora l'altra; un essere che si trasmutava, oserei dire, d'ora in ora; e colle sue mutazioni dava luogo ai vari motivi che sentiamo nel Canzoniere, dove ogni sonetto, ogni canzone, ogni ballata, ogni madrigale è il suono di una corda di quella lira che oscillava sotto impressioni diverse.
Ed ora appunto, dovrei passare a parlare della trasformazione che subisce l'amore del Petrarca nella seconda parte del Canzoniere e nei Trionfi.
Ma prima è indispensabile ch'io cerchi di sciogliere un'altra grave questione.
C'è un sistema di critica del Canzoniere, che vede in esso la espressione di altrettanti fatti storici. Secondo codesto sistema, non solo, come crediamo anche noi, Laura è donna reale; ma quasi ogni sonetto è spiegato con un dato avvenimento della relazione amorosa tra essa ed il Petrarca.
Se questo fosse, è facile intendere che sarebbe falso tutto quello che sono fin qui andato dicendo di Laura; falsa tutta la mia critica e della donna e dell'amore del Petrarca.
Resta dunque da esaminare una tale questione; resta, cioè, da vedere se ci sono nel Canzoniere dei dati storici, e quali sono le conseguenze che da essi si possono trarre.
(lj De Sanctis, Saggio sul Petrarca.
(2) Poi la rividi in altro abito sola,
Tal ch'i' non la conobbi (o senso umano!), Anzi le dissi '1 ver, pien di paura; Ed ella nell'usata sua figura Tosto tornando, fecemi, oimè lasso! D'uom, quasi vivo e sbigottito sasso. Canz.: Nel dolce tempo della prima etade.