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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'amoUe deIi petrarca. 525
   midi, ma finché quella timidezza dura, vincere in amore è impossibile. E che nel Petrarca durasse, ve lo dice tutta la prima parie del suo Canzoniere, dove l'ultimo Sonetto rimane al punto del primo. Sono sempre gli occhi che parlano. Siamo già probabilmente al 1347, ed egli dice ancora:
   In quel bel viso eh' i' sospiro e bramo Fermi eran gli occhi desiosi e intensi.
   Il poeta guarda la donna timoroso; piange e desidera in segreto, e non ardisce mai nulla di più. Quindi è naturale che gli occhi di lei, che gli furono
   .... in sul cominciar tanto cortesi, diventassero poi gli occhi che lo hanno a schivo (1). Il poeta crede che bastino gli sguardi e le poesie :
   Quante lagrime, lasso, e quanti versi Ho già sparsi al mio tempo! e in quante note Ho riprovato umiliar quell'alma! (2) . . . .
   ma sbaglia.
   Egli ha amato per lungo tempo in silenzio (notatelo bene, è lui stesso che lo confessa):
   Vedesti ben quando sì tacito arsi;
   e quando finalmente si decide a parlare, parla coi suoi versi, e ne fa tanti,
   Che vo nojando e prossimi e lontani (3).
   Egli spera con essi di vincer Laura, spera che Laura li leggerà (4), e si sdegna che non bastino a farla cadere ai suoi piedi. Le mie rime, egli le dice, sarebbero capaci d'infiammare d'amore mille donne:
   I vostri onori in mie rime diffusi Ne porian infiammar fors'ancor mille; (5)
   voi sola, pare che sottintenda, voi sola non ne rimanete commossa.
   L'amore del Petrarca è dunque un dramma vero, e qualche volta terribile, che si svolge però tutto dentro l'anima sua. Reale è la donna, reale la passione. Quando quella immagine entra nel suo cuore, tutto il resto ne fugge. Questo che è cosi vero, egli lo dice in due versi ammirabili:
   Quando giunge per gli occhi al cor profondo L'imagin donna, ogni altra indi ne parte.
   Ma questa immagine non sta fissa là dentro; ma codesto dramma non ha esteriorità; ma Laura non è che il riflesso dello spirito del poeta. Quindi tutte le bellezze, quindi anche tutti i difetti del Canzoniere.
   (1) Son.: Come talora al caldo tempo sole.
   (2) Sest.: Là ver l'aurora, che sì dolce l'aura.
   (3) Canz.: Ben mi credea passar mio tempo ornai.
   (4) Mostrimi almen ch'io dica Amor, in guisa che se mai percote Gli orecchi della dolce mia nemica, Non mia, ma di pietà la faccia amica.
   Canz.: Poi che per mio destino.
   (5) Sen.: Lasso, eh' i' ardo ed altri non mei crede.