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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'amoUe deIi petrarca.
   523
   cioè confusa con quella del poeta che l'ha immortalata, e che subisce tutte le trasformazioni dell'animo e della mente di lui.
   E si avverta che questo vedere le cose esteriori secondo la disposizione del proprio spirito, se è in parte comune a tutti gli uomini, era poi abituale, quasi necessario nel Petrarca. Egli non afferra mai la realtà quale è, ma sempre quale gli si presenta alla mente ragionatrice o al cuore commosso. Quando visita Roma, quando parla di Avignone, quando loda il re Roberto, quando eccita Cola di Rienzi, egli non sa mai uscire fuori di sè stesso, non sa trasportarsi nel campo della realtà oggettiva. Tutto, traversando il suo spirito, ne prende il colore. Tanto più doveva questo accadere di Laura.
   Si noti ancora che il Canzoniere, se è, da una parte, un irrecusabile documento della realtà dell'amore del Petrarca, è ancora un nuovo documento delle fluttuazioni dell'animo suo, o diciamo piuttosto di quel suo stato febbrile che non gli dà requie, che lo spinge e lo rattiene, che lo fa passare continuamente d'uno in altro pensiero, d'una in altra cura, che lo rende ora umile e ora orgoglioso, che lo seppellisce ora nelle meditazioni più sante, ora nei più lubrici desiderj, che lo fa alzare la notte a dire le laudi, e lo getta poi tra le braccia della madre o delle madri dei suoi due figliuoli.
   Ora è ben naturale che anche Laura andasse soggetta a questo fluttuare dello spirito del suo poeta. Anche lei è in balìa di quelle onde, e anch' essa dovrà subirne i burrascosi commovimenti. Egli la vede un giorno tutta umiltà , un altro giorno tutta allegrezza,
   Or aspra, or piana, or dispietata, or pia, Or vestirsi onestade, or leggiadria, Or mansueta, or disdegnosa e fera.
   Ma, povera donna, non è già lei che sia tale.
   ' In ultima analisi, mentre il Petrarca non tralascia occasione di scrivere di Laura, anche se manda a regalare a un amico un pajo di piccioni o dei tartufi , si potrebbe poi dubitare che egli di viva voce non avesse osato mai dirle che l'amava.
   Egli si sdegna colla propria lingua,
   Che quando più '1 tuo aiuto mi bisogna Per dimandar mercede, allor ti stai Sempre più fredda; e se parole fai Sono imperfette, e quasi d'uom che sogna (1).
   E più chiaramente in altro luogo dice che dopo aver deciso di assalirla colle parole, gli occhi di Laura glie ne hanno tolto il coraggio, ed egli ha finito per isfogarsi tutto parlando a sè stesso (2):
   Ond'io non potè' mai formar parola Ch'altro che da me stesso fosse intesa.
   Perch'io t'abbia guardato di menzogna.
   Più volte già dal bel sembiante umano Ho preso ardir con le mie fide scorte D'assalir con parole oneste accorte La mia nemica in atto umile e piano;
   Fanno poi gli occhi suoi mio pensier vano; Pereh'ogni mia fortuna, ogni mia sorte, Mio ben, mio male, e mia vita e mia morte Quei che solo il può far 1' ha posto in mano.
   (1) Son.
   (2)