capitolo ventes1mosecondo.
anzi lo tiene tra due,
Ma pur, come suol far, tra due mi tene (1);
ella sa adoperare le soavi paroletle accorte (2), e poi sa mostrarsi schiva; i suoi occhi gli furono sul cominciar tanto cortesi (3), ed ora lo stato del povero amante gli pare un gioco (4).
Che cosa dobbiamo pensar noi di tutto questo1? Dovremo noi prendere in parola il poeta, e credergli, e creder proprio a tutto il male che dice di Laura? Ma allora, com'ha egli fatto, egli nobile cuore, nobile e alto intelletto, a porre cosi in basso l'amor suo? ad amare dal 27 al 48, più di 20 anni, una donna vana, leggiera, orgogliosa, che non amava che sè medesima, che lo teneva stretto colle sue arti ingannatrici, ma non sapeva neppure ingannarlo abbastanza perchè egli non se ne accorgesse ?
E poi, aspettate; accanto al male che il Petrarca dice di Laura, c' è anche il bene: ella gli si volge pur lieta (5); ella impallidisce s'ei deve partire (Gj; e
Di tempo in tempo gli si fa men dura L'angelica figura e il dolce riso (7);
egli vede pure un raggio di pietà sul suo ciglio (8) ; e il suo viso gli pare che si dipinga di pietosi colori (9) ; ed ella lo saluta dolcemente (10).
Che è dunque ciò ? La Laura vera è quella o è questa ? Io crederei veramente che non fosse nè l'una nè l'altra. La Laura vera è quale se la finge il poeta ne' vara momenti, nelle varie condizioni dell'animo suo. Come qualche volta egli l'ama angelicamente, e qualche altra umanamente, cosi qualche volta la vede orgogliosa, dura, leggiera; qualche altra santa, saggia, pietosa. Come crede ch'ella lo faccia morire coll'abbassare gli occhi, così crede eh' ella sia ora un demonio ora un serafino; sono altrettanti stati soggettivi del poeta, ch'egli vuole oggettivare a sè medesimo. Egli s' adira contro Laura, perchè è malcontento di sè stesso ; il cruccio interno gli tinge di nero tutte le cose esteriori, e allora anche la dea diventa di colore scuro. Aspettate che spunti un raggio di sole nel suo spirito, e di quel raggio s'illuminerà anche la donna. Laura, ricordiamocelo bene, gli è speranza e rimorso al tempo stesso; è l'angelo che l'inebria e lo spirito maligno che lo tenta. Ma tutto questo è cosa soggettiva, non ha che far nulla con lei: è il poeta, è l'uomo, è il mistico, è il tormentatore di sè stesso, è l'essere che sente in sè sempre qualche cosa di incompleto, colui che crea una Laura a sua immagine. Ella non è che il riflesso del suo spirito. La realtà oggettiva di lei si muta a traverso la sua realtà soggettiva. Ella diviene tale quale il poeta la vede.
E siccome lo spirito del poeta è in continua contraddizione con sè stesso, così è in contraddizione con sè stessa anche Laura. Essa ha due esistenze: una storica; un'altra, che non vorrei chiamare ideale, ma piuttosto psicologica, un'esistenza
(1) Son.: Questa umil fera, un cor di tigre o d'orsa.
(2) Sonnetti: Se'1 dolce sguardo di costei m'ancide.
0 dolci sguardi, o parolette accorte.
(3) Canz.: Ben mi credea passar mio tempo ornai.
(4) Son.: Amor m'ha posto come segno a strale.
(5) Son.: In mezzo di duo amanti onesta altera.
(6) Son.: Quel vago impallidir che '1 dolce riso.
(7) Ball. VI.
(8) Son.: Pien d'un vago pensier che mi desvia.
(9) Son.: Erano i capei d'oro all'aura sparsi.
(10) Son.: Perseguendomi amore al luogo usato. Ball.: Volgendo gli occhi al mio nuovo colore.