l'amoUe deIi petrarca. 519
nelle foreste dell'Antenna (1), e navigando sul Po (2) e sul Rodano, e dappertutto egli sogna
La bella bocca angelica (3) ; ... .
e vuol lusingare sè stesso che la sua lontananza dispiaccia anche a Laura:
Forse (o che spero) il mio tardar le dole (4),
e crede di averla vista impallidire quando le annunziò che partiva (5), e ritorna, ritorna sempre e fatalmente alla città dov' è la sua vita.
E lì ricominciano nuovi tormenti. Ora è geloso di chi gli tiene nascosto il bel viso della sua donna (6) ; ora trema per Laura malata (7) ; ora si sdegna perchè ella non si fa vedere (8); ora gli sembra ch'ella abbia il viso turbato, che chini gli occhi, che pieghi la testa (9), e tutto diventa per lui ragione di lamento.
Se Laura tiene calato il velo sul volto, quali non saranno gli sdegni del poeta contro quel velo? Egli ne parla più volte (10), e arriva a dire che non ci furono mai fiumi nè stagni,
Nè mare, ov'ogni rivo si disgombra, Nè di muro o di poggio o di ramo ombra, Nè nebbia, che'1 ciel copra e'1 mondo bagni,
Nè altro impedimento, ond' io mi lagni . . . Quanto d'un vei che due begli occhi adombra, E par che dica: Or ti consuma e piagni.
Queste parranno senza dubbio esagerazioni, e lo sono difatto. Ma anch'esse tengono alla natura dell'uomo. Che differenza c' è tra queste grida contro il velo di Laura, e quelle contro il vescovo che tardò qualche momento alla sua cena in Val-chiusa, e quelle contro i suoi censori, e quelle contro i suoi nemici, e quelle contro sè stesso? Egli è nato per lamentarsi : come sul monte Ventoso, mentre è tutto intento a contemplare la natura, scoppia ad un tratto in singhiozzi ascetici ; così nel Canzoniere, tutto gli è ragione di pianto , se guarda i begli occhi soavi, come se un velo glie li nasconde. L'esagerazione c' è, ma non è un'esagerazione a freddo, cercata, voluta; essa fa parte del suo carattere. Le cose più comuni e più naturali della vita, si tramutano per lui in eventi di grande importanza.
Sembra che Laura perdesse un guanto, e che il Petrarca se ne impossessasse, poi fosse costretto a restituirlo. Su codesta storia del guanto egli scrisse tre so-
(1 Son.: Mille piagge in un giorno e mille rivi.
(2) Son.: Po, ben può' tu portartene la scorza.
(3) Son.: Non pur quell'una bella ignuda mano.
(4) Son.: Rapido fiume che d'alpestra vena.
(5) Son.: Quel vago impallidir che '1 dolce riso.
(6) Sonetti: L'aura serena che, fra verdi fronde.
Liete e pensose, accompagnate e sole.
(7) Sonetti: Quest'anima gentil che si diparte.
Amor, Natura e la bell'alma umile.
(8) Ball.: Perchè quel che mi trasse al amar prima.
(9) Son.: Se voi poteste per turbati sogni.
(10) Ball.: Lassare '1 velo o per sole o per ombra. Son.: Orso, e'non furon mai fiumi nè stagni. Canz.: Gentil mia Donna, i' veggio.