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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   L'AMOUE DEIi PETRARCA.
   511
   E così, in questo momento, egli sembra contentarsi della sua fama, del suo serto, postogli sulla fronte dalla donna amata ; tutte le sue smanie amorose, le sue ultime speranze in amore, pare che sieno in quella corona. Ma è una illusione, è un inganno. Quello che gli par vero in quel momento, non sarà più vero un momento dopo.
   La donna vìve nel sqo cuore, è parte della sua vita; la donna di carne, la donna vera, la donna desiderata.
   Aspettate ch'ella sia morta, ed egli oserà dirlo più chiaramente. Per ora gli pare una cosa troppo divina:
   Costei per fermo nacque in Paradiso;
   ed egli n'è pien di spavento. Aspettate ch'ella sia morta, ed egli piangerà con altre parole la sua diletta amica, e vorrà rovesciare la pietra del suo sepolcro, e precipitarsi ai baci e agli amplessi:
   Irruam in ampiexus, figam oscula, dulce cadaver (1).
   Altro che laurea poetica, altro che appagarsi del serto postogli sul capo dalla dea!
   Raccogliamo dunque le fronde sparse.
   L* amore del Petrarca, quale noi lo abbiamo studiato nelle sue opere latine, è amore vero e profondo, per una donna reale; ma un amore che sta titubante tra le aeree e inaccessib.li cime del platonismo e gli ardenti desiderj propr dell'uomo; un amore profondo, ma intermittente, e che cede il luogo spesso ad altri affetti: che spesso diventa un pentimento e un rimorso, che spesso si pasce di illusioni ; un amore insomma, quale poteva provarlo un uomo del carattere del Petrarca.
   Ed ora codesto stesso amore dobbiamo studiarlo nel Canzoniere.
   Ma prima io sento la necessità di prevenire una obiezione. Perchè, potrebbe essermi detto, prima di studiare l'amore del Petrarca, non cercate di farci conoscere Laura, le sue qualità e i suoi difetti, perchè non ci dite quello che pensate della Laura storica raffrontata alla Laura poetica? Risponderò subito, che io farei ciò volentieri, se credessi possibile il farlo. Ma ai miei occhi, ha detto benissimo il prof. De Sanctis, Laura non è un essere che stia da sè. Il Petrarca non ha voluto farci e non ci ha fatta la storia di Laura, ma solamente la storia propria, la storia cioè delle continue mutabilità del suo spinto.
   Qael poco che della Laura storica potremo raccogliere, lo raccoglieremo; ma a ricostruire una Laura veramente e pienamente storica nessuno arriverà mai.
   Per questo mi pajono ingiuste e quasi ridicole le accuse che alcuni gettano contro la bella amica del Petrarca. A costoro io domanderei volentieri: ma dite, quale è la Laura contro cui maledite : è quella della prima parte del Canzoniere, o della seconda, o dei Trionfi o del Secretum ? Non sono queste tante Laure, in parte diverse? E allora, è Laura che si muta, o è il poeta che se la rappresenta come più la desidera in quell'anno e in quel giorno che scrive?
   Ancora un' altra osservazione.
   Io ho creduto di dover cominciare lo studio dell'amore del Petrarca dalle sue opere latine.
   Ma mi trovo di contro un formidabile critico, il quale mi dice: codesto che voi studiate è il Petrarca dei dotti, 11 Petrarca dell'amore è il Petrarca del Canzoniere. Tutto ciò che non è Canzoniere appartiene solamente all'erudizione, è cosa morta, è scoria. « L'umanità non cammina se non gittando lungi da sè tutto ciò che è mutile ... Nella sua rapida corsa migliaja e migliaja di volumi restano poi-
   fi) Egloga XI.